Il "mio" batte la sharing economy

A Milano la mobilità sostenibile, trasporto «verde» e carsharing, supererà quella tradizionale entro il 2030. Profezia della società di consulenza Kantar. È datata 4 marzo ma pare arrivare da un'altra epoca. Pre-apocalittica. Ieri Aniasa, (la Confindustria dei fornitori di servizi di mobilità) ha misurato la realtà di oggi: il car-sharing, che aveva conquistato le principali città italiane nel giro di pochi mesi, è improvvisamente crollato del 60 per cento nel nostro Paese. Meno netto l'impatto sul bike sharing: a Firenze la prima reazione è stata di disertare i mezzi pubblici e preferire le biciclette condivise. Ma a Lecce, ad esempio, il servizio è stato sospeso. In Cina Airbnb ha sospeso gli affitti a Pechino, avvisato i clienti dei rischi e riconosciuto risarcimenti per le cancellazioni. Anche in Italia del resto gli affitti brevi sono in calo verticale. Così anche Uber: nei paesi dove è più diffuso, si sono registrati diversi casi di contagio. Nello scorso febbraio un autista è stato contagiato mentre portava persone all'ospedale che non sapevano di essere infette e da allora molti autisti sono stati sospesi dalla piattaforma di «condivisione di passaggi». Del tutto comprensibile: le parole chiave che avevano esaltato un certo riformismo del sistema capitalista, l'economia collaborativa, la vita a noleggio, il ritorno del baratto, sono state improvvisamente emarginate, se non messe fuori gioco, dalla nuova realtà. Certo, è anche semplice conseguenza del fatto che siamo tutti costretti in casa. Ma anche chi esce è ovviamente diffidente rispetto alla possibilità di usare beni messi in comune, presi in prestito o usati da altri. In questo nuovo mondo che pare disegnata da uno sceneggiatore ipocondriaco le nuove parole chiave sono distanziamento sociale, disinfezione, stare a casa e lavarsi bene le mani. Rigorosamente da soli e con materiali tanto più affidabili quanto minore è il numero di mani per cui sono passati. La disprezzata proprietà privata torna a essere la garanzia base di incolmità personale. Hai voglia a ripetere che i supermercati non chiuderanno e rimarranno sempre forniti. Le file davanti ai negozi sembrano dare almeno qualche ragione agli accumulatori, ai previdenti, anche se non a quelli che hanno messo via scorte esagerate litigandosi il pacco di carta igienica. Difficile dire quanto durerà la frenata della sharing economy, se l'emergenza virus lascerà un segno di diffidenza. Ed è anche vero che da questa emergenza usciremo solo comunità. Ma è tutt'altro che il trionfo del benecomunismo: a salvarci sono il rispetto delle regole e l'attenzione all'individuo. Perché solo la somma del bene di tutti gli individui, attenti innanzitutto a proteggere se stessi dal contagio, tutela la collettività. Non è poi una gra consolazione. Ma stai a vedere che in fondo è una catastrofe a misura di liberale.

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