I risultati non sono probabilmente quelli sperati anche se gli effetti si vedranno più avanti. Sta di fatto che quella messa in campo da Teheran può considerarsi a tutti gli effetti una strategia del caos. Colpiscono il Qatar, Abu Dhabi, Israele, Dubai, la Giordania. Mettono pressione a tutti i Paesi del Golfo, arrivano fino a Cipro e all'incidente, non solo diplomatico, con la Turchia e quindi con la Nato. Messi spalle al muro, attaccati senza sosta da Stati Uniti e Israele, i Guardiani della rivoluzione iraniani provano a dimostrare di essere ancora forti e lanciano la minaccia globale: "Distruzione completa delle infrastrutture militari ed economiche della regione", incolpando "le continue malefatte e gli inganni degli Stati Uniti". Minacce, figlie di una strategia pianificata a lungo dai vertici militari iraniani e, a quanto pare, dallo stesso ayatollah Khamenei prima di essere eliminato.
Un caos generalizzato che fa temere un'escalation globale. Ieri l'episodio che ha ulteriormente alzato la tensione. Un missile iraniano è stato intercettato sui cieli della Turchia e abbattuto dalle forze armate turche con equipaggiamento inquadrato nella gestione Nato. Fonti di Ankara hanno fatto sapere che l'obiettivo del missile non sarebbe stata la Turchia, quanto una base militare a Cipro ma i detriti del missile sono caduti in un distretto della provincia di Hatay, vicino al confine con la Siria. Non ci sono state vittime o feriti ma il caso è esploso fragoroso. "La nostra volontà di garantire la sicurezza del nostro Paese e dei nostri cittadini è ai massimi livelli - fa sapere Ankara - Ogni misura per difendere il nostro territorio e il nostro spazio aereo sarà presa senza esitazione. Ci riserviamo il diritto di rispondere a qualsiasi azione ostile contro il nostro Paese". Anche la Nato, di cui la Turchia è membro, ha replicato duramente: "Condanniamo l'attacco. La Nato è saldamente al fianco di tutti gli Alleati, compresa la Turchia. La nostra posizione di deterrenza e difesa rimane forte in tutti i settori, compresa la difesa aerea e missilistica". Ma che succede adesso? A gettare un po' d'acqua sul fuoco arrivano le parole del segretario alla guerra americano Pete Hegseth. Il numero uno del Pentagono ha spiegato che in attesa di ulteriori valutazioni, l'incidente "non sembra possa innescare qualcosa di simile all'articolo 5 della Nato", che prevede un intervento diretto dell'Alleanza contro chiunque attacchi uno stato membro.
Ma i raid iraniani non si fermano. Il Paese più colpito nelle ultime ore è stato l'Iraq, alle prese ieri sera con un blackout totale. Esplosioni si sono registrate in particolare a Erbil, dove sono finiti nel mirino gruppi separatisti curdi nel Kurdistan iracheno, e a Baghdad dove è stato colpito l'aeroporto. A confermare la situazione difficile, l'invito ai cittadini statunitensi da parte dell'ambasciata americana di "lasciare il Paese non appena possibile farlo in sicurezza e a rimanere al riparo fin quando non ci saranno condizioni sicure per la partenza". Le sirene sono risuonate di nuovo anche in Israele dopo il lancio di missili a lungo raggio dal Libano e missili balistici dall'Iran anche se Tel Aviv comunica che gli attacchi si sono attenuati. In Arabia Saudita, un drone ha tentato di colpire la raffineria di petrolio Ras Tanura della Saudi Aramco senza causare però danni mentre a Riad è stato colpito l'edificio che ospita l'ambasciata americana. Nel mirino anche il Qatar, che ha comunicato di aver intercettato 10 droni e due missili da crociera lanciati dall'Iran. Raid anche in Giordania, colpita da numerosi droni, e in Kuwait, finito in un' "ondata di missili e droni" che hanno causato anche la morte di una bambina di 11 anni.
Mentre in Oman una nave portacontainer britannica è stata colpita da un proiettile durante la navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz. Uno snodo strategico che resta di fatto chiuso e potrebbe condizionare direttamente le attività economiche occidentali. Una delle conseguenze della strategia del caos iraniano.