Politica estera

Moneta unica in Sud America. "Così sfidiamo il dollaro Usa"

Brasile e Argentina annunciano "Sur", la valuta comune più grande dopo l'euro: "Saremo meno vulnerabili"

Moneta unica in Sud America. "Così sfidiamo il dollaro Usa"

Riusciranno le due maggiori economie del Sud America a coronare il sogno di Chávez, ovvero quello di creare una moneta comune sudamericana? Di certo, scriveva ieri il Financial Times, questa settimana Brasilia e Buenos Aires annunceranno l'inizio dei lavori preparatori e «altre nazioni latinoamericane saranno invitate ad aderire al piano per creare la seconda unione monetaria più grande del mondo dopo quella dell'euro».

«Una valuta sudamericana comune che possa essere utilizzata sia per i flussi finanziari che commerciali, riducendo i costi operativi e la nostra vulnerabilità esterna». Questo vogliono i presidenti di Brasile e Argentina, Lula da Silva ed Alberto Fernández, che sempre ieri lo hanno scritto nero su bianco sulla nota rivista Perfil.

Inizialmente la nuova moneta, che nove mesi fa aveva anche avuto una proposta di nome da parte del ministro dell'Economia di Lula, Fernando Haddad, ovvero «Sur», «Sud», circolerebbe insieme alle valute nazionali già esistenti, il real brasiliano ed il peso argentino. I dettagli saranno discussi da oggi nella capitale argentina, che ospita il settimo vertice della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici, il Celac, un organismo creato da Lula e Chávez a Caracas più di un decennio fa. Dopo anni di crisi, con il Brasile addirittura uscito con Bolsonaro, ora questa organizzazione torna ad avere peso e la sua «rinascita» sarà consacrata proprio dall'annuncio del ritorno del sogno di Chávez di una moneta comune della Patria Grande, così oggi la sinistra chiama l'America latina.

L'attenzione iniziale sarà su come il «Sur» possa aumentare il commercio regionale e ridurre la dipendenza dal dollaro Usa. «Sarà necessario studiare i parametri necessari per lanciarla, in primis le questioni fiscali, quelle relative alle dimensioni delle economie ed il ruolo delle banche centrali», ha rivelato al Financial Times il ministro dell'Economia argentino, Sergio Massa.

Un'unione monetaria che coprisse tutta l'America Latina rappresenterebbe il 5 per cento del Pil mondiale, un terzo della zona euro, che ingloba invece il 14% del Pil planetario.

In passato, sempre con Lula alla presidenza, Brasile e Argentina avevano già discusso di una valuta comune ma solo a livello contabile per il commercio bilaterale. Inoltre i colloqui fallirono sempre per l'opposizione della Banca Centrale verde-oro. Ora però i tempi sono cambiati anche perché, in Brasile, il presidente della Bcb Roberto Campos Neto se ne andrà il prossimo anno, per essere sostituito da qualcuno più vicino a Lula.

Del resto, l'idea del «Sur» era già stata lanciata lo scorso aprile sulle pagine del quotidiano Folha de São Paulo da un articolo a doppia firma degli allora professori Haddad e Gabriel Galípolo. Idea evidentemente accolta con entusiasmo da Lula che poi non a caso li ha scelti per essere, rispettivamente, il numero uno e il numero due del suo ministero dell'Economia.

Egualmente entusiasti di una eventuale moneta unica gli argentini, alle prese con un'inflazione annuale del 95%, una massa monetaria quadruplicata negli ultimi tre anni e con le banconote di pesos di taglio più grande che valgono meno di 3 euro.

Molto meno giubilo, invece, in Brasile, dove prevale la preoccupazione di unirsi monetariamente con un vicino tagliato fuori dai mercati internazionali dopo l'ultimo default del 2020 e che deve ancora più di 40 miliardi di euro al Fmi che l'aveva soccorsa con un piano di salvataggio solo 5 anni fa. Anche per questo, forse, Haddad il 5 gennaio scorso aveva seccamente smentito la stampa brasiliana su un eventuale lancio imminente del «Sur».

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