Leggi il settimanale

"La morte si è presa il corpo ma l'anima gli è sfuggita"

Oltre duemila presenti a Padova. Da Tomba a Bebe Vio, da Barilla a Malagò, tanti sportivi ma anche politici e ministri

"La morte si è presa il corpo ma l'anima gli è sfuggita"
00:00 00:00

Non c'era solo il mondo dello sport nella basilica di Santa Giustina a Padova. E sarebbe stato persino riduttivo, per una figura sfaccettata come quella di Alex Zanardi. Gli oltre duemila presenti al funerale raccontano infatti le mille traiettorie di una singola vita: i ministri e i politici che l'hanno stimato, gli amministratori che l'hanno conosciuto, le persone che in lui hanno visto un'ispirazione. E poi parenti e amici d'infanzia. A tutti Zanardi ha sempre raccontato che ci si può rialzare.

A celebrare la messa don Marco Pozza, il parroco del carcere Due Palazzi che nel 2020 dopo l'incidente gli fece avere un messaggio di papa Francesco. Per raccontare Alex parte da una serata in autogrill trascorsa insieme a due carcerati: don Pozza avrebbe voluto che ascoltassero la storia di Zanardi ma alla fine finiscono per parlare delle loro vite. Lui ascolta e alla fine li abbraccia dicendo: "Tanto di cappello per come state scavandovi dentro". E poi spiega la sua regola dei cinque secondi che sono ovunque, "negli affetti, nelle relazioni, nel lavoro".

L'immagine forte di don Pozza è quella della "sorellaccia morte" che "pensava di averlo vinto", invece "si è presa il corpo, ma l'anima le è sfuggita". In chiesa risuonano le parole della prima lettera di Paolo ai Corinzi, "mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno". Il Nuovo Testamento che si fa sport. E la musica che interpreta una vita. Fiorella Mannoia, Roberto Vecchioni, Francesco Guccini: ogni strofa è un ricordo. Alla fine dei funerali c'è un fuori programma: Niccolò Zanardi, figlio 28enne di Alex, prende la parola davanti alla bara del padre. Perché oltre l'atleta e il combattente c'era anche un uomo che impastava la pizza il sabato sera e che chiedeva aiuto per le piccole cose quelle dalle quali parte la gioia. "Non serve essere Alex Zanardi per avere una vita meravigliosa, chiunque può avere una vita meravigliosa e gratificante ammonisce Niccolò -. Io non posso fare altro che augurare a tutti, anche a me stesso, di riuscire ogni giorno a trovare un sorriso nelle piccole cose, perché da lì si costruiscono quelle grandi". In chiesa c'è anche un'altra famiglia, quella degli atleti di Obiettivo3, l'associazione fondata per supportare gli atleti disabili.

Per tutta la funzione quasi circondano la bara. Anche per loro, così come per tutti coloro l'hanno incontrato, la voglia di Alex di mordere la vita sarà testamento per il futuro come ha recitato ieri don Marco nell'omelia.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica