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La fermezza di Trump. Niente truppe di terra stop raid sull’energia

Il tycoon replica alla Nato: "Ora si è svegliata, ma quando è troppo tardi"

La fermezza di Trump. Niente truppe di terra stop raid sull’energia
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Donald Trump lancia nuove minacce all'Iran, ma per ora dice di non voler schierare soldati americani sul terreno. Mentre il Pentagono vorrebbe chiedere oltre 200 miliardi di dollari al Congresso per finanziare la guerra. La "nostra incursione finirà presto", assicura il presidente incontrando la premier giapponese Sanae Takaichi nello Studio Ovale: "Non sto inviando truppe", continua, salvo precisare che "se avessi intenzione di farlo, certamente non ve lo direi".

The Donald risponde così alle indiscrezioni di Reuters secondo cui l'amministrazione Usa sta valutando di inviare migliaia di militari in Medioriente: tra le opzioni si sarebbe parlato di dispiegare forze di terra sull'isola di Kharg, o unità lungo le coste dell'Iran per assicurare il passaggio sicuro dello Stretto di Hormuz. "L'Iran è quasi raso al suolo, l'unica cosa rimasta è lo Stretto. Noi lo stiamo difendendo per tutti", ribadisce il tycoon, che minaccia però di distruggere l'enorme giacimento di gas iraniano di South Pars se Teheran dovesse attaccare nuovamente l'impianto di produzione di gas naturale liquefatto (gnl) di Ras Laffan in Qatar. Su Truth Trump conferma che Israele ha colpito South Pars, ma gli Usa "non sapevano nulla" del raid (in ogni caso ha chiesto al premier Benjamin Netanyahu di smettere di colpire le infrastrutture energetiche nella Repubblica islamica). Il comandante in capo garantisce che "non ci saranno ulteriori attacchi" da parte dello Stato ebraico contro il giacimento, "a meno che l'Iran non decida sconsideratamente di attaccare un Paese completamente innocente, ovvero il Qatar. In tal caso gli Stati Uniti, con o senza l'assistenza o il consenso di Israele, distruggeranno in modo massiccio South Pars con una forza e una potenza che l'Iran non ha mai visto né conosciuto prima".

Con Takaichi, Trump difende Tokyo e torna a criticare gli alleati, dicendosi convinto che "il Giappone stia facendo la sua parte riguardo all'Iran, non come la Nato". Dopo il complimento, tuttavia gela la premier con una battuta su Pearl Harbor, uno dei peggiori attacchi contro l'America. Rispondendo alla domande di un giornalista sul perché non avesse avvertito gli alleati dell'operazione in Iran, lui replica: "Volevo l'effetto sorpresa. Chi meglio dei giapponesi lo conosce? Perché non ci avete avvertito di Pearl Harbor?".

Il segretario alla Difesa Pete Hegseth rincara le critiche contro il Vecchio Continente, affermando che il regime "ha terrorizzato l'America e i nostri interessi per 47 anni e i nostri ingrati alleati in Europa e parte della stampa dovrebbero dire solo una cosa al presidente Trump: grazie". Intanto un alto funzionario dell'amministrazione rivela al Washington Post che il Pentagono ha chiesto alla Casa Bianca di approvare una richiesta da presentare al Congresso per un importo superiore ai 200 miliardi di dollari destinati a finanziare la guerra in Iran, una cifra che supererebbe di gran lunga i costi sostenuti finora per l'Operazione Epic Fury, con l'obiettivo di incrementare con urgenza la produzione di armamenti critici. Annunciata anche l'approvazione di vendita di armi per oltre 16 miliardi a Emirati e Kuwait. Non è ancora chiaro quale sarà l'importo definitivo che la Casa Bianca chiederà ai legislatori di approvare, ma è probabile che la domanda di finanziamento scateni una dura battaglia politica a Capitol Hill. Hegseth, invece, aggira le domande su quando e come finirà il conflitto, limitandosi a dire che "non vogliamo stabilire una tempistica definitiva.

In ultima analisi, sarà a discrezione del presidente dire che abbiamo raggiunto gli obiettivi necessari per il popolo americano e la nostra sicurezza". Poi rivolgendosi ai cittadini Usa attacca la stampa: "Vuole farvi credere che in Iran stiamo precipitando verso un abisso senza fine, verso una guerra infinita. Nulla potrebbe essere più lontano dalla verità".

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