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Il movimento da liberazione a delirio

È evidente che La giornata Internazionale dei Diritti della Donna sia sprofondata in una melmosa crisi del suo significato originario

Il movimento da liberazione a delirio
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Non c'è voglia di fare una vera festa oggi. È evidente che La giornata Internazionale dei Diritti della Donna sia sprofondata in una melmosa crisi del suo significato originario. Sì, ci sarà l'effluvio delle mimose gialle ovunque, girotondi e striscioni, proteste al grido "non una di meno", biglietti gratis per i musei e nugoli di donne disperatamente felici di bersi uno spritz durante lo spettacolo di uno spogliarellista. Perché l'evoluzione di quel portentoso movimento che aveva combattuto contro la subalternità femminile a un certo punto, quando peraltro aveva raggiunto obiettivi potenti, è stato colpito da una sorta di delirio di onnipotenza: il movimento si è eretto a difensore di ogni soggettività oppressa a scelta fra trans, intersessuali, non-binarie, ha scoperto che il "genere" sia un costrutto sociale patriarcale e capitalista e non un dato biologico immutabile. Insomma le donne si sono erette a nemiche del capitalismo e del razzismo riconoscendole come forme di dominio inseparabili. Come spesso succede durante le alterazione del pensiero il delirio nella sua fase maniacale porta a credere di possedere poteri e ruoli speciali ignorando patologicamente l'evidenza dei fatti. E così, per esempio di fronte al massacro compiuto nel nome di Allah contro le donne iraniane le "femministe" non si scuotono più di tanto. Sì, riconoscono la mancanza di diritti e libertà delle donne iraniane, ma quelle stesse donne hanno una colpa imperdonabile. Lottano per avere la stessa libertà della quale usufruiscono le donne dell'Occidente nemico. Il paradosso è che Trump non è colui che potrebbe liberare donne e anche uomini dal totalitarismo religioso, ma simbolo dell'ennesimo colonizzatore occidentale.

La lotta non è più per i diritti delle donne, ma ormai in caduta libera in stato confusionale la lotta è contro quell'Occidente, forse imperfetto ma tollerante, dove "le donne" sono comunque libere di esprimere qualsiasi idea, anche la più strampalata. Il mio augurio per l'8 marzo è "che ci duri".

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