"Mps? Né svendita né spezzatino"

Il ministro dell'Economia Franco in Parlamento: "Ma si rischiano 2.500 esuberi"

"Mps? Né svendita né spezzatino"

«Non si tratterà di una svendita di attività statali». Il ministro dell'Economia, Daniele Franco, ieri in audizione alle commissioni Finanze riunite di Camera e Senato ha cercato di tranquillizzare maggioranza e opposizione sulla procedura di cessione del Monte dei Paschi per il quale il Tesoro ha aperto una trattativa in esclusiva con Unicredit.

«La creazione di un soggetto bancario stabile e adeguatamente capitalizzato è più adatto a competere e a sostenere famiglie e imprese», ha spiegato sottolineando che Piazza Gae Aulenti rappresenta l'unica opzione sul tavolo. A questo proposito ha voluto sgomberare il campo dalle critiche sull'eventuale «spezzatino» dell'istituto. Unicredit, ha ricordato, ha manifestato interesse per il ramo d'azienda del core business bancario e «non vi sono elementi che fanno intravedere rischi di smembramento» sebbene «andranno rispettate le indicazioni delle autorità preposte alla tutela concorrenza». I termini del perimetro «saranno definiti al termine della due diligence, iniziata da pochi giorni, nonché dopo aver avuto riscontro dalla Commissione Ue sia sulle condizioni di mercato sia sugli impegni assunti dalla Repubblica italiana» in occasione della ricapitalizzazione.

Perché, dunque, il sì a Unicredit? In primis, perché «Unicredit è l'unico operatore che ha manifestato interesse» e quindi «l'interlocuzione è doverosa». In seconda istanza, perché «lo stress test conferma per Mps l'esigenza di un rafforzamento strutturale di grande portata», ha spiegato Franco, evidenziando che sarebbe richiesto «un aumento di capitale ben superiore a quello previsto nel piano 2021-2025», cioè 2,5 miliardi di euro. Ne deriva che «un piano di rafforzamento patrimoniale nel quale Mps restasse un soggetto autonomo, sarebbe esposto a rischi e incertezze considerevoli e avrebbe seri problemi di competitività». Ecco perché, al momento, «non vi sono le condizioni per mettere in discussione l'impegno di dismettere la partecipazione» del 64,2 per cento. Il ministro ha ricordato che «è possibile che il Mef riceva azioni Unicredit ma tale operazione non dovrebbe alterare equilibri governance (di Piazza Gae Aulenti, ndr) e lo Stato parteciperà ai benefici» derivanti dall'aggregazione in termini di creazione di valore.

Il titolare del Tesoro nella sua informativa ha risposto alle critiche provenienti sia da destra che da sinistra. Ai dubbi leghisti circa un eccessivo costo per l'Erario, il ministro ha replicato che è «prematuro» quantificare l'esborso. Per ora, il ministero dovrebbe garantire i 2,2 miliardi di crediti d'imposta dalla trasformazione delle attività fiscali differite, mentre 1,5 miliardi è lo stanziamento della legge di Bilancio 2021 per partecipare alla ricapitalizzazione che sarà necessaria. Tanto i crediti deteriorati (4,4 miliardi di cui 1,5 miliardi di sofferenze) quanto il contenzioso sono «presidiati da accantonamenti commisurati ai rischi» e comunque l'entità complessiva dell'esborso «sarà definita al termine della trattativa».

Al Pd e agli altri partiti, che avevano stigmatizzato il problema degli esuberi e quello della perdita del radicamento territoriale in quel di Siena, Franco si è indirizzato con pacatezza. «Il governo porrà la massima attenzione, utilizzando una pluralità di strumenti e di iniziative» per mitigare le ricadute sugli oltre 21mila dipendenti («circa 2.500» gli esuberi del piano al 2025, ha chiosato). Allo stesso modo, «la salvaguardia del marchio Mps e il rilancio di Siena e della Toscana è una priorità indiscussa e incomprimibile per il governo», ha detto Franco sottolineando che «il suo nome, la sua storia e il suo marchio devono essere parte del futuro».

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