Guerra in Ucraina

Muro di Lega e Fdi contro il Cremlino

La premier in pectore: "Annessione senza valore". Salvini: "Noi con la Nato"

Muro di Lega e Fdi contro il Cremlino

Il debutto da premier in pectore per Giorgia Meloni arriva in politica estera. E il suo giudizio sullo «spettacolo» del capo del Cremlino, che ufficialmente annette le regioni ucraine che con un referendum (poco trasparente) hanno chiesto di diventare russe, non lascia dubbi sulla posizione del nostro Paese, in perfetta continuità con l'esecutivo guidato dall'ex presidente della Bce. «La dichiarazione di annessione alla Federazione Russa di quattro regioni ucraine dopo i referendum farsa svoltisi sotto violenta occupazione militare non hanno alcun valore giuridico o politico - tuona la leader di Fratelli d'Italia - Vladimir Putin dimostra ancora una volta la sua visione neo imperialista di stampo sovietico che minaccia la sicurezza dell'intero continente europeo. Questa ulteriore violazione delle regole di convivenza tra Nazioni da parte della Russia conferma la necessità di compattezza e unità delle democrazie occidentali».

La Meloni, implicitamente, si dichiara atlantista e rivendica l'idea che il diritto internazionale debba essere condiviso nel modo più diffuso. La sua dichiarazione, anzi la sua condanna senza tentennamenti, se non riuscirà a smuovere il presidente russo ha almeno la forza di trainare dalla sua parte l'alleato Matteo Salvini. Che da via Bellerio fa uscire una nota molto dura nei confronti del leader russo. «La Lega condanna fermamente ogni aggressione, annessione e minaccia nucleare - recita il comunicato uscito a nome dello stesso segretario - Il prossimo governo italiano dovrà lavorare con ancora più determinazione per la pace e il disarmo, al fianco delle democrazie e delle forze occidentali». La condanna ferma e senza ambiguità di Putin da parte della Meloni finisce per essere in perfetta in continuità con la posizione italiana ripetuta ancora in questi ultimi giorni dallo stesso Draghi.

In una telefonata al presidente ucraino Volodymir Zelensky, infatti, il premier (uscente) aveva rassicurato Kiev, confermando che l'Italia non riconoscerà l'esito dei referendum «illegali» indetti da Mosca nelle zone occupate del Donbass, di Kherson e di Zaporizhzhia, confermando «il continuo sostegno da parte del nostro governo alle Autorità e alla popolazione ucraina in tutti gli ambiti».

La presa di posizione della leader di Fratelli d'Italia finisce per essere l'ennesima rassicurazione alle cancellerie straniere sul fatto che il nostro Paese non cambierà linea. Era rivolto invece al resto della politica italiana il post pubblicato poco dopo sui suoi profili social. «La propaganda di demonizzazione contro di il nostro partito - sottolinea la Meloni -, perdurata nel corso di tutta la campagna elettorale, ha inasprito gli animi e diviso gli italiani. Noi lavoreremo per unirli, perché questo non è il tempo di polemiche strumentali o di divisioni, ma quello della responsabilità».

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