Napolitano svicola dai problemi

Napolitano allontana il voto anticipato e fa un vero e proprio endorsement per l'attività del governo: "Avanti con le riforme". Poi avverte i sindacati: "Dialogate, ma poi rispettate le scelte"

Il presidente della Repubblica Napolitano con Grasso, Boldrini e Renzi
Il presidente della Repubblica Napolitano con Grasso, Boldrini e Renzi

Come se niente fosse. Come se la crisi economica non bruciasse ricchezza, posti di lavoro e imprese. Come se il premier Matteo Renzi non fosse dilaniato da una lotta intestina al Partito democratico che puntualmente ne mina l'autorità in Aula. Come se il governo non fosse in balia di una maggioranza traballante che sulle riforme più calde non riesce a imporsi e a seguire una linea comune. Come se le voci di dimissioni nell'immediato non avvolgono la già ingarbugliata situazione politica in una spettrale nebbia di instabilità. Giorgio Napolitano augura a tutti buon Natale. Tutti i problemi del Paese possono aspettare. Lui, Re Giorgio, li svicola abilmente e rimanda tutto al 2015.

Nel saluto alle alte cariche dello Stato Napolitano tiene il punto e prende tempo. Non una parola sul suo addio al Quirinale. Non era in programma. Ma, forse, un'attenzione maggiore ai (troppi) problemi del Paese avrebbe anche potuto mettercela. E, invece, no. Si limita a tirare le orecchie a quelle forze politiche a quelle forze politiche che, nelle ultime settimane, si sono fatte sotto a chiedere elezioni anticipate. Al voto, per ridare la parola agli italiani visto che da Mario Monti in poi il Belpaese si è visto passare davanti ben tre governi non eletti. Ma, dal momento che di questi tre esecutivi il presidente della Repubblica è anche il padre putativo, si rimette a fare da argine al voto. "Non possiamo essere ancora il Paese attraversato da discussione ipotetiche, se e quando e come si voglia e si possa puntare su elezioni anticipate su scissioni - avverte - è solo un confuso agitarsi che torna ad evocare lo spettro della instabilità".

Così, nel Salone dei Corazzieri, in occasione di quelli che con ogni probabilità sono i suoi ultimi auguri alle alte cariche dello Stato, Napolitano fa un vero e proprio endorsement al premier Matteo Renzi. Non risparmia certo critiche alla situazione economica e sociale del Paese, ma si tratta di buffetti. Colpi a salve, niente di più. Dal semestre europeo a guida italiana al Jobs Act, dalle riforme costituzionali ai provvedimenti anticorruzione, nei 26 minuti di intervento si guarda bene dal criticare il governo e, anzi, chiede al parlamento e alle parti sociali di accompagnarlo nel cammino di riforme. "Dobbiamo procedere con coerenza e senza battute d’arresto sulla via delle riforme", dice sottolineando come siano giunti "non trascurabili apporti" alla soluzione di crisi aziendali sia dal ministero dell’Economia sia dal presidente del Consiglio in persona con un’opera di cui "non si può obiettivamente negare la rilevanza e l’efficacia".

Il tutto in barba al pil che non cresce, alla disoccupazione giovanile che dilaga e, soprattutto, alle riforme (quelle vere, quelle strutturali) che non vanno a segno. Tutto questo, Napolitano non lo vede. O finge di non vederlo.

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