Naufraga un altro barcone Forse 200 immigrati morti

Peschereccio con 700 disperati affonda a 15 km dalla costa libica: 25 vittime accertate. La solita trafila: l'sos, i soccorsi, l'avvistamento, il ribaltamento

I l cimitero del Mediterraneo accoglie nuovi morti. Almeno 25 immigrati hanno perso la vita ieri dopo la partenza dalle coste libichea bordo di un peschereccio, mentre 373 sono stati soccorsi. Ma le cifre potrtebbero cambiare: su quel barcone che si è capovolto a circa 15 miglia da riva erano 700. La frenesia alla vista dei soccorsi è stata fatale.

Ecco com'è andata: i migranti sono stipati nel peschereccio. Il barcone non deve avere percorso molto, se è a sole 15 miglia dalla costa. I passeggeri avvistano la nave venuta a prelevarli e a condurli in Italia. Ed è il dramma. Secondo una prima ricostruzione, si sarebbero sbilanciati tutti da un lato, quello che dava verso gli aiuti. Il peschereccio perde in stabilità e si ribalta. I passeggeri sono in acqua. È panico. E inizia la corsa contro il tempo da parte dei soccorritori per tirarli su a bordo.

L'allarme era arrivato alla centrale operativa della Guardia costiera di Roma nella tarda mattinata di ieri da Catania. Una telefonata dal satellitare avvisava la Capitaneria di porto etnea che un motopeschereccio in ferro, con a bordo centinaia di persone, era in difficoltà. Nella zona sono state dirottate dalla Guardia costiera la Dignity One, una nave di Medici senza frontiere, e la Le Niamh, una nave della Marina militare irlandese. Quest'ultima è stata la prima ad arrivare nell'area segnalata dalla telefonata. E, a circa un miglio di distanza dal peschereccio stracolmo di immigrati, l'equipaggio ha calato due rescue boat per andare a soccorrere i migranti e trasbordarli a poco a poco sulla nave.

È in quel momento che ha assistito al ribaltamento del barcone. La centrale operativa della Guardia costiera ha dirottato nell'area del naufragio il Phoenix, una nave di soccorso di 40 metri del Moas (Migrant offshore aid station), la Fiorillo della Guardia costiera e il mercantile Barnon Argos. E sono giunte in soccorso due unità navali della Marina militare italiana.

«Si temono molti morti», ha detto ieri la Bbc citando la Marina irlandese impegnata nei soccorsi. Considerato che molti migranti - la gran parte - non sanno nuotare né sono dotati di giubbotto di salvataggio, che viene offerto ai passeggeri, che pagano un costo aggiuntivo al biglietto, solo su alcune imbarcazioni, quelle meno fatiscenti, su cui viaggiano i più abbienti, è chiaro come i soccorritori abbiano dovuto accelerare le operazioni.

Si aggiungono, dunque, altri morti ai già tanti che giacciono in fondo al mare. Oltre 2mila nel 2015, stimava soltanto martedì l'Oim, l'Organizzazione internazionale per le migrazioni, che dovrà, dunque, aggiornare la tragica computa. Numeri enormi, che attestano 400 morti in più rispetto allo stesso periodo del 2014, anno in cui sono registrati 3279 morti. Cifre che danno contezza di come qualcosa non funzioni. A cominciare dall'Sos che viene lanciato dai barconi a due passi dalla costa anche quando non sono in difficoltà. Perché - come hanno testimoniato diversi scafisti fermati - è insita nelle istruzioni pre partenza impartite dai libici in brevi corsi realizzati ad hoc per chi dovrà stare al timone, la «regola» di lanciare l'Sos con il satellitare.

Soltanto la scorsa settimana erano morti in 20. Le salme di 14 di loro, appartenenti a un gruppo di 456, sono state portate al porto di Messina il 29 luglio dalla Le Niamh. Sarebbero morti di sete. Le alte temperature non hanno lasciato loro scampo.

E per centinaia di immigrati che prendono la via del mare e tanti altri che perdono la vita, non mancano di registrarsi proteste tra chi ce l'ha fatta. Ieri un gruppo di 120 eritrei si è piazzato al cancello d'ingresso degli imbarchi dei traghetti del porto di Cagliari. Arrivati da diverse province hanno chiesto di lasciare la Sardegna per raggiungere i parenti in altre nazioni europee.

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