"Nazisti da processare" La propaganda russa sventola il trofeo Azov. Le difficoltà di Zelensky

Le tv di Mosca e il Cremlino hanno una carta per giustificare l'invasione del Paese. Ma la sorte dei miliziani è un rebus, pure per il leader di Kiev che li vede come potenziali rivali politici

"Nazisti da processare" La propaganda russa sventola il trofeo Azov. Le difficoltà di Zelensky

Eccoli, i nazisti veri. O almeno quelli che è possibile presentare come tali. Il ministro degli Esteri Lavrov, ci ha provato perfino con Volodymyr Zelensky, ma ha finito con il fare un pasticcio che ha costretto lo stesso Putin a scusarsi con Israele. Presentare il presidente ebreo come artefice della «nazificazione» ucraina era davvero troppo. Con gli uomini del battaglione Azov, l'operazione può filare via liscia. E così in Russia la caduta dell'ultimo baluardo di Mariupol è diventata subito in un argomento politico-propagandistico più che militare. Da questo punto di vista la resa, totale o parziale, di Azovstal non dovrebbe cambiare molto. Gli esperti più attendibili calcolano in 13mila il numero dei soldati russi che avevano messo l'assedio a Mariupol. Ma questo prima che i combattimenti si restringessero all'area dell'acciaieria. Circa metà di questi effettivi erano già stati trasferiti. Tra quelli rimanenti la maggior parte non è attualmente in condizione di essere reimpiegata altrove, per esaustione o carenza di materiali.

Tutt'altra questione è quella che riguarda la narrazione della guerra. Le tv e i siti ufficiali vicini al Cremlino hanno celebrato con prevedibile soddisfazione l'umiliazione del nemico, i talk show hanno ricordato con ironia le dichiarazioni del governo di Kiev che escludeva la resa, il corrispondente della Komsomolskaya Pravda ha raccontato la sfilata dei prigionieri «che non avevano paura, ma non avevano il coraggio di guardarci negli occhi». Gli alfieri del nazionalismo, come Tsargrad, la tv dell'oligarca conservatore Kostantin Malofeev, hanno colpito duro: «A differenza degli ucraini, che torturano e uccidono sistematicamente i nostri prigionieri, l'esercito russo tratta i nemici che hanno deposto le armi con umanità. Tuttavia, abbiamo anche mezzi umani per impedire agli azoviti di tornare tra le braccia del regime terroristico: un processo e la reclusione più lunga possibile. In più possiamo avvalerci della sovranità formale della Repubblica di Donetsk, le cui leggi consentono l'applicazione della pena di morte».

Il potere dei «nazisti» diventati «azoviti» è del resto, secondo la propaganda del Cremlino, la ragione stessa per cui Mosca ha invaso l'Ucraina. L'opinione pubblica interna, così attentamente coltivata dai media di Putin, dovrà trarre soddisfazioni e conferme dal trattamento degli arci-nemici catturati. Ed è prevedibile che nelle prossime settimane sul destino dei combattenti di Mariupol sia destinato ad aprirsi un nuovo fronte politico-mediatico con Kiev. Anche perché per lo stesso Zelensky i combattenti di Azovstal rappresentano un problema quasi speculare.

Al di là di attuali o passate tendenze nazistoidi, il battaglione Azov è un simbolo soprattutto per le forze nazionaliste che nel recente passato della politica ucraina più hanno avversato il «molle» Zelensky, accusato di non avere il fegato per affrontare Putin. In molti hanno ricordato l'incidente con il comandante Denis Prokopenko: nel 2019 il presidente gli consegnò un'onorificenza, ma lui si rifiutò di fargli il saluto militare. E resta assai dubbia la spiegazione arrivata in seguito: il regolamento del battaglione che vieterebbe in ogni caso il saluto ai civili.

Nelle chat più nascoste dei nazionalisti ucraini il governo è stato via via accusato di voler sacrificare gli uomini che combattevano nei sotterranei dell'acciaieria per togliere di mezzo dei possibili rivali politici (Prokopenko resta uno degli uomini più popolari del Paese). O al contrario di averli «venduti» costringendoli alla resa per raggiungere lo stesso obiettivo. In assenza di dettagli sugli accordi raggiunti grazie alla Croce Rossa (per altro, secondo gli ucraini, già disattesi) il destino degli uomini del battaglione Azov resta più che mai incerto.

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