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"Nella difesa delle minoranze ci vorrebbe maggiore coerenza"

Il presidente onorario di Arcigay Franco Grillini smonta la bufala della cricca di destra. "Serve più consapevolezza"

"Nella difesa delle minoranze ci vorrebbe maggiore coerenza"
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La lobby gay di destra? "È uno sketch teatrale - ridacchia Franco Grillini, icona della sinistra dei diritti civili -. Ma tu te lo lo vedi Signorini che chiama e trama con Giletti che chiama e trama con Cerno?"

Sembra una filastrocca.

"È avanspettacolo. Se Ranucci ha degli elementi ce li dia, non è che se la può cavare buttando in mezzo Mancini e i servizi segreti. Così è solo un gran polverone. Ma poi esiste la lobby gay di destra?"

Se non lo sa Grillini.

Nuova risata: "Chiamiamoli pure i gay di regime".

Addirittura?

"Gli omosessuali contano molto nell'America di Trump. C'è Scott Bessent, potente segretario al Tesoro, e poi Peter Thiel, il fondatore di PayPal, che è un po' quello che ha spostato Silicon Valley da sinistra a destra, guarda la combinazione, quando il potere è passato dai democratici ai repubblicani. Una storia vecchia come il mondo".

In Italia?

"Qui questi signori contano poco. Poi, per carità ci sono singole personalità che occupano ruoli e posizioni importanti, ma si tratta, diciamo così, di exploit personali. Anche ai tempi del Fascismo c'erano omosessuali nella stanza dei bottoni. Ad esempio Augusto Turati, il segretari del Partito dal '26 al '30. Il Duce di lui diceva così: A me gli uomini interessano dalla cintola in su, a lui dalla cintola in giù. Poi però i gay venivano ammoniti e con tre ammonizioni andavi al confino, magari a Ventotene, dove infatti l'antifascista Pertini trovò alcuni omosessuali".

Oggi la sinistra parla dal pulpito ma poi si limita a tirate moralistiche?

"È la tesi sostenuta da Paola Concia nell'intervista al Giornale. Ma io non sono d'accordo: peggio di Vannacci non c'è niente. Però... Però c'è un però grande come una casa. La sinistra dovrebbe essere poi coraggiosa, meno timida".

In che senso?

Il presidente onorario dell'Arcigay, giornalista e deputato, per due legislature alla Camera nei banchi dei Ds, riflette un attimo: "Ho fatto per tanto tempo il leader, oggi sono un militante , passo il tempo a ricostruire con il mio archivio cinquanta anni di lotte. E sono arrivato a una conclusione secca. Mi sono chiesto: quale è la differenza fra destra e sinistra?"

Qual è?

"Appunto l'attenzione che la sinistra ha per i gay e per le minoranze in genere. È questo che ci differenzia dalla destra: non mi si venga a dire che la distanza si misura ad esempio sul campo dell'economia. Però ci vorrebbero coerenza ed efficacia".

Invece?

"Invece si balbetta. Prendiamo il matrimonio egualitario, con tanto di adozione per le coppie omosessuali. Il comitato Uguali ha raccolto quasi 400mila firme. Quindi la domanda c'è".

Manca la risposta?

"Tutti zitti".

A destra?

"No, a sinistra. Se credi in certi valori, se hai questa sensibilità, poi devi tradurla in azione. Il campo d'intervento è estesissimo e comincia da questioni semplici e concrete: pensiamo alla trasmissione delle malattie sessuali e dunque all'avvio di serie campagne di prevenzione nelle scuole; oppure ai cosiddetti trattamenti di conversione: prima o poi dovranno essere vietati, perché non puoi torturare un ragazzo, un minorenne, per rieducarlo forzatamente a un'affettività eterosessuale".

Quindi, che cosa manca a sinistra?

"Più consapevolezza.

Ma a volte scatta il solito complesso da bar: si pensa che spingere su certi temi sia controproducente, si immagina che candidare un gay possa portare a un flop. E invece non è vero, se ha carisma e si dà da fare, prenderà tanti voti. L'unica lobby è quella degli elettori".

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