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Nella Spagna rossa esaltata da Schlein la sinistra difende le carriere separate

L'ex ministro Camacho, avvocato della moglie di Sánchez: "Pilastro fondamentale"

Nella Spagna rossa esaltata da Schlein la sinistra difende le carriere separate
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nostro inviato a Madrid

Separati e senza drammi. L'Eldorado progressista di Pedro Sanchez prevede carriere separate in modo netto. Elly Schlein e il "campo largo" conoscono bene il sistema ma, quando incensano il modello spagnolo, evitano di sottolineare questo aspetto.

Un po' come fanno con le politiche securitarie di Madrid, dove la polizia impera in ogni vicolo. E dove la gestione dei fenomeni migratori, per il centrosinistra come per il centrodestra, presenta una sola direttrice: controlli e selezioni stringenti. L'ordinamento giudiziario spagnolo regge, funziona, ed è compatibile anche con governi progressisti come quello attuale. A chiarirlo è una nota inviata al Giornale dall'avvocato Raffaele Giannatasio, firmata anche da Antonio Camacho - ex ministro dell'Interno spagnolo, ex magistrato, oggi avvocato e già legale della moglie del premier Sánchez, di sicuro hombre vertical della sinistra iberica. I due legali del Tkl Abogados chiariscono subito: "Il sistema di accesso alle carriere giudiziaria e fiscale in Spagna rappresenta uno dei pilastri fondamentali per la tutela dello Stato di diritto". La ratio spagnola è stata quella di garantire una reale indipendenza dell'ordinamento dopo la caduta del franchismo. "Attraverso un meccanismo di selezione rigoroso e strutturato, viene garantita la formazione di professionisti chiamati ad applicare la legge con imparzialità e competenza". Il primo passaggio, per magistratura inquirente e magistratura giudicante, è lo stesso: "Si basa su un'unica procedura concorsuale aperta la cosiddetta opposizione che consente l'accesso sia alla carriera giudiziaria sia a quella fiscale". Ma poi arriva la separazione, e le strade non si incrociano più. "Una volta superato il concorso, i candidati scelgono il proprio percorso professionale in base alla posizione ottenuta in graduatoria".

I giudici esercitano la funzione giurisdizionale, mentre i pubblici ministeri operano secondo i principi di unità di azione e di dipendenza gerarchica. Certo, si dirà che il Fiscal General de Estado, il supremo organo di gestione dei pm, sia di nomina governativa. Ma i pubblici ministeri, in Spagna, non sono dipendenti dal governo. Una volta nominati, operano secondo la legge, con vincoli formali, sotto un controllo pubblico e giudiziario. Insomma, la scelta dei vertici del Fiscal General de Estado dipende dall'esecutivo, mentre l'azione penale resta vincolata alla legge.

Il risultato, come rimarcato dalla nota di Camacho e Giannatasio, è un sistema "capace di coniugare uniformità nella selezione e specializzazione nelle funzioni". E quindi di funzionare. In un Paese governato dalla sinistra, senza che nessuno gridi allo al pericolo per la tenuta della democrazia. Anche in terra iberica le discussioni non mancano. Con la caduta del franchismo, buona parte dell'apparato giudiziario e amministrativo venne affidato ai partiti. Lo scopo era quello di evitare che nella macchina dello Stato potessero infiltrarsi sentimenti antidemocratici. E così tanto i popolari quanto i socialisti finirono per colonizzare la macchina statale. Ma la storia della Spagna non è quella italiana, dove il regime fascista è caduto ben prima degli anni '70. E dove l'ideologia, più che i partiti, ha assunto un ruolo predominante all'interno della magistratura. L'antitrumpiano Sanchez governa un Paese dove distinzione delle funzioni e garanzie dello Stato di diritto convivono senza contraddizioni.

Eppure il "campo largo" di Elly Schlein racconta da almeno tre mesi come il Sì al referendum possa essere pericoloso per la tenuta democratica.

A Madrid, nei corridoi della Ciudad de la Justicia, non si incrociano pm e giudici che fanno carriera insieme: le strade si dividono subito, e restano separate. A Madrid è normale. A Roma, per la sinistra, è un rischio.

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