Nelle piazze anti Trump i «democratici» sparano

Scontri a Miami, 200 arresti a Los Angeles e ora un ferito a Portland a colpi di pistola

Valeria Robecco

New York[Da New York a Los Angeles, da Atlanta a Chicago, da Miami a Denver, il popolo che non accetta l'elezione di Donald Trump alla Casa Bianca continua a scendere in strada per gridare la sua rabbia, e la terza notte di proteste fa contare anche il primo ferito. Un uomo è stato colpito da un proiettile a Portland, in Oregon, che si conferma teatro delle manifestazioni più dure contro il tycoon, spesso degenerate in vera e propria guerriglia urbana. Secondo quanto rivelato dalla polizia, la sparatoria è avvenuta mentre i dimostranti stavano attraversando il ponte Morrison: sembra che sia scoppiata una lite tra alcuni individui all'interno di un veicolo e un manifestante, e ad un certo punto il sospetto, un afroamericano sui vent'anni, è sceso dalla vettura sparando diversi colpi di pistola prima di darsi alla fuga. La vittima non è in pericolo di vita ed è stata immediatamente portata in ospedale. Nonostante l'invito delle forze dell'ordine a «lasciare immediatamente la zona», le proteste sono proseguite sino al sorgere del sole. Il corteo era iniziato in maniera pacifica, ma è degenerato in atti di violenza dopo che i dimostranti si sono uniti ad un gruppo anarchico iniziando a danneggiare auto ed edifici. Durante i disordini alcuni oggetti in fiamme sono stati lanciati contro i poliziotti, che hanno risposto con lacrimogeni e granate stordenti per disperdere la folla. A Los Angeles, invece, 200 persone sono state arrestate durante una marcia davanti a City Hall, fermando la circolazione al grido di «Rifiutiamo il presidente eletto». Sulla East Coast, a Miami, i manifestanti hanno bloccato la Interstate 95, mentre ad Atlanta è stata bruciata una bandiera americana vicino al Georgia State Capitol Hill. Il timore di molte delle persone scese in strada è il futuro dei propri figli, come ha spiegato Sanjay Mendonca, 40 anni: «Sono qui per loro non voglio pensino che non abbiamo cercato di fare qualcosa...».

Il ventenne Alex Hariri, invece, ha raccontato di essere gay e di origini mediorientali: «Trump è contro tutto ciò che sono». Mentre a New York, ancora una volta, il popolo contrario al miliardario è confluito davanti alla Trump Tower, residenza del tycoon sulla Fifth Avenue. Ieri diverse migliaia di persone si sono date appuntamento a Union Square a mezzogiorno per una maxi-adunata, ancora una volta diretta verso la Trump Tower, tenendo alti cartelli con scritto «Not my president» e «Possiamo fare di meglio». E c'è già chi guarda oltre, addirittura dopo l'Inauguration Day del 20 gennaio, quando The Donald si insedierà ufficialmente a Pennsylvania Avenue.

Per il giorno successivo è infatti in programma un corteo battezzato «Marcia da un milione di donne»: l'organizzazione è partita grazie a gruppi Facebook costituiti in 16 stati, le partecipanti si daranno appuntamento al Lincoln Memorial per marciare verso la Casa Bianca e «mostrare pacificamente la disapprovazione verso il nuovo presidente e i suoi valori sessisti». Intanto, Trump non ha escluso la possibilità di chiedere un consiglio all'ex presidente Bill Clinton. Con il marito della rivale Hillary, il re del mattone ha parlato al telefono il giorno dopo il voto: «Ha chiamato lui, non poteva essere più gentile - ha raccontato in un'intervista a Cbs News - Bill Clinton è un uomo di grande talento, come tutta la sua famiglia. Di sicuro prenderei in considerazione l'idea di chiedergli un consiglio».

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