Barone, Laterza, Panni, Arco Felice, Vietri, Piano Cataldo, Formia, Avezzano, Tucciarello, San Cassiano. E ancora: Roccaprebalza, Corte Brugnatella, Finalborgo. Sono paesini, spesso minuscoli ma antichi che si trovano in aree classificate ad altissimo rischio frane. Potrebbero essere delle nuove Niscemi? Ovviamente non è possibile dirlo ma le condizioni del terreno su cui sorgono raccontano di una situazione che potrebbe degenerare con appena due giorni di pioggia intensa.
A fotografare la situazione di un'Italia a rischio sgretolamento sono le mappe di Ispra, l'istituto per la Protezione ambientale che, seppur in differita rispetto all'attualità, aggiornano i cambiamenti del suolo e del dissesto idrogeologico.
Aumenta del 15% rispetto a pochi anni fa la superficie del territorio italiano a rischio frane: significa che oggi il 23% del Paese ha un serio problema di tenuta dei terreni. Soprattutto in questi anni in cui poche ore di temporale sono in grado di trasformare in un pericolo mortale anche il più innocuo ruscello calabrese perennemente in secca. Gli incrementi più significativi si registrano nella Provincia Autonoma di Bolzano (+61,2%), Toscana (+52,8%), Sardegna (+29,4%), Sicilia (+20,2%) e sono dovuti principalmente a studi di maggior dettaglio effettuati dalle Autorità di bacino distrettuali e dalle Province autonome. "Quella di Niscemi è stata una frana lenta, mai vista - spiega Filippo Cappotto, vice presidente dei Geologi italiani -. Altre invece sono state improvvise e molto veloci: penso alla costiera amalfitana, a Ischia, alla Liguria, a Saponara.
L'Italia si conferma tra i Paesi europei più esposti. Sono oltre 684mila le frane censite. Ma è come se si riuscisse a capire i perché del disastro solo a posteriori. Niscemi, ad esempio, non ha una carta geologica. Così come non ce l'ha mezza Italia. Perché? Perché sono ancora in corso i lavori per aggiornare quella precedente (che risale agli anni 40-50). Da quegli anni tutto è cambiato: dalla densità delle costruzioni alla violenza delle piogge. "La cartografia geologica è come una radiografia e consente di approfondire le conoscenze del territorio - spiega Rodolfo Carosi (nella foto), presidente della Società Geologica Italiana - Abbiamo zone critiche del territorio che non sono coperte da una conoscenza geologica sufficiente. Se vogliamo contrastare i cambiamenti climatici dobbiamo anche rafforzare la conoscenza geologica in Italia". Il paese era già stato colpito da una frana nel 1997 nella zona di Sante Croci e già allora andavano fatti interventi di regimentazione delle acque a valle, interventi idraulici e strutturali che non sono stati fatti.
E poi c'è un altro aspetto grave su cui lavorare: l'abusivismo. Aspetto che, se tradotto in una mappa, si potrebbe sovrapporre quasi alla perfezione con il rischio frane. In Italia, l'abusivismo edilizio è strettamente legato al rischio idrogeologico, con circa 15 abitazioni abusive costruite ogni 100 regolari, dato che lievita a 42 nel Sud.
Oltre 71mila immobili abusivi sono soggetti a ordini di demolizione non eseguiti, in un contesto dove 7 comuni su 10 sono a rischio frane/alluvioni. Il tasso di abusivismo in Italia è del 15% (15 nuovi casi abusivi ogni 100 autorizzati), con picchi in Campania, Sicilia, Puglia, Calabria e Lazio. Quindi forse sì, Niscemi si poteva prevedere.