"Noi non abbiamo mai avuto figli..." "Tu sei un bimbo dai capelli bianchi"

La bellezza di una coppia attorno ai 70 anni, che non è stanca di affrontare nuove sfide. E per la quale conta pure il sex appeal

da Pixabay
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E lena e Mario, come ogni mattina, si ritrovarono al tavolo della prima colazione. Dieci anni di differenza, 78 lui e 68 lei, non avevano figli e neppure nipoti. Mario era alto, con i capelli non ancora del tutto bianchi, un po' curvo per l'età, affabile, conciliante, curioso della vita e degli altri esseri umani, come di solito succede a chi ha sempre fatto il giornalista con passione. Lei, per molti anni insegnante di lettere nei licei, era in pensione da poco tempo. Una donna sempre bella, un corpo ancora tonico, un sorriso smagliante. A volte poteva apparire un tantino apprensiva. Ma il carattere prevaleva su tutto: molto generosa e cordiale, sapeva arrivare al cuore delle persone semplici che ne intuivano la bontà. Erano marito e moglie, vivevano l'uno per l'altra, si volevano bene, si aiutavano a vicenda anche nelle questioni di lavoro. Elena aveva pubblicato più di un libro, saggi e romanzi. Adesso affiancava Mario che continuava a scrivere articoli per un giornale quotidiano. Tra loro esisteva da sempre un cerimoniale: lui non spediva nessun pezzo se prima non l'aveva letto Elena. La moglie era un giudice affettuoso e al tempo stesso severo. Gli suggeriva di cambiare questa o quella parola, oppure di chiarire un concetto. Era una regola che applicavano anche ai libri di Mario. Aveva iniziato a scriverne quando era ancora molto giovane. Il primo era stato una ricerca storica sulla guerra civile tra il 1943 e il 1945, un saggio corposo sulla Resistenza nella sua provincia, tra Genova e il Po. Da allora aveva pubblicato molti altri libri, tutti diversi. Da quando c'era Elena, sempre con l'assistenza che lei era felice di offrirgli. Per farla corta, Mario ed Elena erano una coppia molto unita. Soprattutto si amavano con la stessa intensità del primo giorno. «Ti guardo seduta di fronte a me e continuo a ringraziare il cielo perché ci rinnova il regalo di farci essere ancora qui, insieme e felici», disse Mario, sorridendo. «Abbiamo trascorso una notte buona e, tutto sommato, siamo in salute».

Elena lo scrutò, senza aprir bocca. Allora lui continuò, fingendosi indispettito: «Non ti sforzi neppure di rispondere. Accogli le mie parole come farebbe una duchessa alle prese con il maggiordomo». «Macché duchessa! Sono in piedi da pochi minuti», sbuffò Elena. «Dovresti saperlo che la mattina, appena sveglia, mi serve un po' di tempo per connettere. Del resto, tu non sei il maggiordomo, ma l'uomo della mia vita».

«Va bene. Però io insisto e ringrazio il buon Dio», replicò lui. «E poi sarà pur vero che sei ancora nel dormiveglia, però sei bellissima e io ti amo come il primo giorno. Anzi di più!». «E io vorrei essere rimasta quella del nostro primo incontro. Ma purtroppo è passato qualche anno. Se ne vedono e se ne sentono gli effetti, soprattutto nella ciccia che non cala e nelle ossa che scricchiolano», rispose Elena, ritrovando il suo miglior sorriso. «Mio caro Mario, te lo ricordi quel giorno? Mi avvicinavo ai quaranta ed ero vedova da quasi dieci. Il nome che mio padre aveva scelto per me era premonitore: ho avuto la stessa sorte della sua mamma adorata, che a venticinque anni aveva seppellito il primo marito dopo soli tre anni di matrimonio. Poi aveva accettato di sposare il mio futuro nonno in seconde nozze. E lui le ha fatto mettere al mondo otto figli. Era una donna fragile e tutte quelle gravidanze, una dopo l'altra, l'hanno stroncata. È morta molto giovane».

«Però tu di figli non ne hai avuti. E non morirai così giovane, anzi diventerai una signora molto anziana. E a me toccherà di lasciarti sola». «Questo non devi dirlo. Mai!», gli ordinò Elena, con dolcezza severa. «Lo sai che non voglio pensare a quanto ci riserva il futuro. È vero che non ho desiderato figli neppure da te. Del resto ci siamo incontrati troppo tardi perché potessi averne. Ma ti confesso che non ne ho sentito la mancanza, poiché il mio vero bambino sei tu. Un piccolo tiranno che oggi ha i capelli quasi bianchi. Però sempre di umore allegro, disposto ad affrontare prove diverse, e soprattutto buono. Il tuo sex appeal dipende da tutto questo». «Già, un bambino anziano», replicò Mario. «Sbaglia chi sostiene che non ne esistono. Eccone uno di fronte a te che si sta avviando a una nuova impresa. Quella di scrivere un libro dedicato ai vecchi e alle incognite della vecchiaia. Non ci avevamo mai pensato prima. Ma questo lavoro stava già in agguato dentro di noi. Forse perché riflette la nostra condizione di anziani. Adesso dobbiamo soltanto metterlo nero su bianco. Ossia scriverlo, e tu mi aiuterai anche questa volta, anzi credo che ne scriverai molte pagine.»