La paura di scegliere il leader della coalizione induce il campo largo a boicottare lo Stabilicum. Il centrosinistra vive questa condizione per cui i vari azionisti della compagine si muovono come un moloch contro la riforma del sistema di voto. Anni a ripetere che bisogna garantire al Paese una legge elettorale che garantisca la governabilità così da tagliare con un tratto di penna gli esecutivi di larghe intese o di unità nazionale. Mesi a rivendicare che il centrosinistra sarebbe competitivo e pronto a varcare l'ingresso di Palazzo Chigi. Poi però in un amen tutto svanisce.
Lo Stabilicum - legge elettorale proposta dal centrodestra che dovrebbe approdare in aula a Montecitorio il prossimo 26 giugno e che garantirebbe un premio di maggioranza con il 42% dei consensi - è già finito sotto processo da parte della casa progressista. Non c'è stata da parte dell'opposizione una proposta alternativa. Men che meno la presentazione di correttivi migliorativi. Testo bocciato prima ancora di leggerlo.
C'è chi come Angelo Bonelli, uno dei leader di Alleanza Verdi Sinistra, definisce il nuovo sistema di voto "incostituzionale" essendoci già a suo parere "due sentenze della Corte costituzionale che indicano con chiarezza che le liste bloccate non sono ammesse". Chi come il 5stelle Stefano Patuanelli sostiene che "il testo comprime i poteri del Presidente della Repubblica". E chi ancora come il democrat Dario Parrini va oltre e arriva a parlare di "progetto eversivo" perché "il centrodestra vuole approvare a tempo di record la riforma elettorale per andare al voto anticipato in autunno e così impedire che le nuove norme, fortemente sospette di incostituzionalità, siano vagliate dalla Corte costituzionale prima della loro applicazione". Immancabile poi la richiesta delle preferenze che tutti invocano salvo poi bocciarle in aula, nel segreto dell'urna. Così dietro questi attacchi che appaiono strumentali si cela il motivo vero della discordia, ovvero che lo Stabilicum prevederebbe l'indicazione del candidato presidente del Consiglio.
Una questione tabù per il centrosinistra. D'altro canto, Schlein ritiene che toccherebbe a lei, idem Giuseppe Conte che vanta di avere fatto due volte il premier. Ci sarebbe poi Silvia Salis, più una sfilza di padri nobili che all'occorrenza potrebbero rispuntare. E le primarie? Al momento accantonate.
In questo quadro individuare un profilo significherebbe far esplodere le diversità e perché no innescare una scissione. Meglio allora affossare la proposta del centrodestra. Solo così l'affaire premiership sarebbe rinviato a dopo la chiusura delle urne.