Nome del premier, Ue e conti pubblici Le tre condizioni di Mattarella ai partiti

Il Quirinale spera che si formi una maggioranza solida

Nome del premier, Ue e conti pubblici Le tre condizioni di Mattarella ai partiti

E adesso, strada in discesa per il governo? Neanche per sogno, fanno capire dal Colle, la nomina dei presidenti delle Camere è una buona notizia, un primo passo, però attenzione a non «trarre conclusioni affrettate». È nata un'intesa, non una maggioranza. Quindi nessun anticipo, come a Montecitorio qualcuno un po' troppo euforico ventilava in mattinata: le consultazioni cominceranno solo dopo Pasqua, il 3 aprile, e non avranno certo un ritmo incalzante. Gli adempimenti parlamentari non sono terminati, mancano i capigruppo, i vicepresidenti e i questori d'aula, e i partiti hanno ancora bisogno di tempo. Mattarella, prima di dare un incarico, vuole sentire programmi, proposte, impegni per l'Europa e i conti pubblici. E numeri.

Le forze politiche avranno quindi dieci giorni per verificare se l'accordo tra centrodestra e Cinque Stelle sulle presidenze potrà mai essere tradotto in un patto di governo. La formula è trasferibile per Palazzo Chigi? O, come si legge nella nota di Forza Italia, «le intese non sono prodromiche» e si deve ricominciare da capo? Se Salvini e Di Maio si presenteranno uniti e decisi a governare insieme, il capo dello Stato non si metterà di traverso. Però chiederà garanzie su tre punti. Primo, la formazione dell'alleanza: le basi sono solide? Berlusconi ne farà parte? Secondo, il programma: la Ue e i mercati hanno già messo l'Italia sotto osservazione, non si possono fare spese folli, sarà difficile quindi mantenere tutte le promesse della campagna elettorale. Terzo punto, gli uomini: chi sarà il candidato premier di un'eventuale maggioranza giallo-verde-azzurra? Verosimilmente, né Salvini né Di Maio. Servirebbe piuttosto un personaggio neutro, di mediazione. Esiste?

Intanto al Quirinale, dopo essersi entrambi profusi in grandi attestati di stima nei confronti di Mattarella, sono saliti Elisabetta Casellati e Roberto Fico. Sorrisi, emozione, strette di mano, foto nel salottino, venti minuti a testa. Un «incontro istituzionale», raccontano le fonti, durante il quale il capo dello Stato li ha informati della sua intenzione di non accelerare i tempi, per non rischiare bruciare tutto e i due presidenti si sono dichiarati d'accordo con la procedura assai prudente, al rallenty, stabilita dal Colle.

Poi è stata la volta di Paolo Gentiloni, che ha rassegnato l'incarico. Un atto dovuto. Con l'elezione dei presidenti le nuove Camere sono operative e la legislatura è ufficialmente cominciata. Mattarella ha accettato le dimissioni e ha pregato Gentiloni di restare ancora al suo posto a Palazzo Chigi «per il disbrigo degli affari correnti». Vista la situazione ancora molto intricata, potrebbe trattarsi di una supplenza prolungata.

Il Quirinale infatti, almeno in questa fase, non ha alcuna intenzione di «forzare la mano» ai partiti. Il primo giro di consultazioni dovrebbe durare una settimana. Martedì tre aprile saranno ricevuti i due neo presidenti delle Camere e il capo di Stato emerito Giorgio Napolitano. Poi toccherà ai gruppi parlamentari, che sfileranno alla Studio alla vetrata in ordine crescente. E già da come le forze politiche si presenteranno al Quirinale si cominceranno a capire alcune cose. Se ad esempio il centrodestra si arriverà in delegazione unica confermando la sua compattezza o se salirà in ordine sparso, aprendo nuovi scenari. L'obbiettivo iniziale di Mattarella è favorire la nascita di un esecutivo politico, di lungo respiro. Ma se non sarà possibile, si passerà al piano B, un governo di scopo per reggere il Paese almeno per un annetto.

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