Non c'è pace per Giuliani: ricoverato col Covid. E può avere contagiato centinaia di persone

Il legale di Trump ha viaggiato molto per scovare brogli. Senza mascherina

Non c'è pace per Giuliani: ricoverato col Covid. E può avere contagiato centinaia di persone

Non c'è pietà per gli eroi, nemmeno quando cadono, soprattutto se stanno dalla parte «sbagliata» della barricata. Rudolph Giuliani, è stato ricoverato «prudenzialmente» al Georgetown University Medical Center di Washington. É positivo al Covid e ha un profilo che preoccupa: ha 76 anni, è un accanito fumatore e ha patologie pregresse. «Grazie a tutti i miei amici e seguaci per tutte le preghiere e i gentili auguri - ha twittato - Sto ricevendo ottime cure e mi sento bene. Recupero velocemente e sto al passo con tutto». Ma sono tanti quelli che festeggiano, che sghignazzano, quelli che dicono «gli sta bene». Gli stessi che, da quando ha assunto la tutela legale di Trump e sposato la battaglia contro i mulini a vento sulle elezioni truccate, lo hanno definito, su social e media assortiti, «imbarazzante», «patetico», «un clown», gli indignados del body shaming che lo hanno messo alla gogna per quella goccia di tinta per capelli, o di mascara spalmato male sulle basette, che, sotto i riflettori delle tv, gli è colata giù dalla guancia durante una conferenza stampa.

Anche se Giuliani, nato in quartiere di Brooklyn, da genitori di Pistoia, il padre gestiva case da gioco clandestine e la mamma era una casalinga, è stato lo «sceriffo di New York» che ha ripulito la città dal crimine negli anni Novanta, l'inventore della «tolleranza zero», il collaboratore numero uno di Falcone e Borsellino. E l'eroe dell'11 settembre, «the man of the years», un gigante in quella tempesta perfetta che si abbattè su New York, sugli Usa e sul mondo, «il sindaco d'America» senza macchia e senza paura.

Adesso paga. Il suo ruolo di braccio destro di The Donald, del suo lavoro sporco sull'Ucrainagate, del voto elettorale da sovvertire con ogni cavillo, persino delle conferenze stampe organizzate per sbaglio nei parcheggi di un hotel, sepolti dalle risate. Giuliani ora è un pericolo pubblico: ha viaggiato molto per la campagna elettorale di Donald Trump, ha incontrato un po' dappertutto e per ore funzionari senza indossare la mascherina, potrebbe aver contagiato centinaia di persone.

L'Assemblea legislativa dell'Arizona, che lo ha appena ospitato, ha deciso per questo di chiudere tutto per una settimana. Giuliani ha incontrato, in una riunione durata più di dieci ore lunedì scorso, decine di rappresentanti repubblicani in un albergo di Phoenix per raccogliere testimonianze sul voto presunto truccato. Non avevano mascherine e non stavano a distanza di sicurezza. Lo staff di Trump dice che Giuliani ha effettuato due tamponi negativi subito dopo e subito prima della riunione in Arizona, seguita poi da altre tappe nel Michigan e in Georgia. Il primo tampone positivo è stato più di 48 ore dopo il suo ritorno. Trump stesso, anche lui toccato dal Covid, gli ha augurato pronta guarigione. «Guarisci presto Rudy, andremo avanti!!». Non c'è pace per gli eroi. Nemmeno in un letto d'ospedale.