"Non c'è stata corruzione". La sentenza che scagiona il Cav

Le motivazioni dell'assoluzione a Siena per il Ruby ter stroncano l'accusa: "Bonifici al pianista da sempre"

"Non c'è stata corruzione". Sentenza scagiona il Cavaliere

Quando i pubblici ministeri del caso Ruby mandarono la polizia a fotocopiare i conti correnti di Silvio Berlusconi sarebbe bastato che se li facessero consegnare tutti. Non solo gli estratti dal 2011 al 2014, gli anni caldi delle inchieste sul «bunga bunga», ma anche quelli prima e quelli dopo. Avrebbero scoperto che Danilo Mariani, il pianista delle serate di Arcore, aveva ricevuto soldi dal Cavaliere, e per cifre ben più rilevanti, ben da prima che iniziassero le indagini e i processi. Mettere quindi in relazione una parte dei versamenti con la testimonianza resa da Mariani nei vari processi Ruby non aveva alcuna base di prove.

É questo il ragionamento con cui il tribunale di Siena, motiva ieri l'assoluzione del 21 ottobre scorso di Berlusconi e di Mariani dall'accusa di corruzione in atti giudiziari. É il primo dei filoni dell'inesauribile «Ruby ter» arrivato a sentenza. Il pm aveva chiesto la condanna a quattro anni di carcere. I giudici ieri scrivono che «dell'esistenza di un accordo corruttivo tra gli imputati non vi sono prove dirette di alcun tipo e genere».

«Da nessuna - aggiungono - delle migliaia di conversazioni telefoniche acquisite in atti può trarsi la benché minima traccia, ovvero il più labile segno, dell'esistenza di un simile pactum sceleris tra i due imputati». E ancora: «Nessuno dei testimoni ha mai fatto cenno o riferimento alcuno all'esistenza degli accordi corruttivi descritti nell'imputazione».

Contro il Cavaliere e il suo pianista, insomma, c'erano solo quei bonifici bancari che i pm consideravano il prezzo del silenzio. Ma il tribunale ha analizzato a fondo tutti gli estratti conto. Conclusione «è incontrovertibilmente emerso come le elargizioni di natura economica corrisposte da Berlusconi in favore di Mariani avessero avuto inizio ben quattro anni prima, avessero avuto cadenza costante nel tempo e come fossero ancor più voluminose rispetto a quelle oggetto di accertamento». Tra il 2006 e il 2009, un totale di 282mila euro, con diverse causali. E il caso Ruby era ancora di là da venire.

Il bonifico che per i pm milanesi segna l'inizio dei pagamenti per le bugie dette in aula da Mariani sono 3mila euro, 24 novembre 2011. Ma il tribunale «non può non rilevare» che bonifici del medesimo importo, sempre il 24 del mese, erano stati fatti immancabilmente dal gennaio 2008. Uno stipendio, insomma, divenuto nelle tesi della Procura la prova di un reato gravissimo.

Morale: il tribunale ritiene che «l'ipotesi accusatoria non possa essere accettata come vera», perché l'accordo tra Berlusconi e Mariani di pagamenti in contanti in cambio di bugie sotto giuramento «non ha affatto trovato conforto e sostegno in una pluralità di dati probatori»; e «l'unico dato probatorio rappresentato dall'esistenza di plurime elargizioni di denaro non è affatto dotato della forza probante che gli viene conferita dal pubblico ministero». Fine.

Certo, nel frattempo Mariani è stato processato a parte e condannato per falsa testimonianza, per avere negato di avere assistito a episodi «a valenza sessuale» durante le serate a Villa San Martino. Ma «anche là dove si assuma, come in effetti ritenuto dal Tribunale, che Mariani abbia deposto il falso» esiste una «ipotesi alternativa che non appare in alcun modo superabile sulla scorta dei dati probatori acquisiti»: che lo abbia fatto «non perché così tenuto a fare in esecuzione di un patto corruttivo bensì in ragione del legame professionale e amicale che lo legava da tempo a Berlusconi».

Nel frattempo sono passati nove anni, e anche la falsa testimonianza è prescritta.

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