Francesco Broccolo, virologo dell'Università del Salento, diciamolo subito, a scanso di equivoci. L'Hantavirus non è paragonabile al Covid, vero?
"No, non è paragonabile. Innanzitutto perché è un virus che conosciamo già. Eravamo già al corrente del salto di specie e non c'è nessun effetto sorpresa".
Però abbiamo visto che è in grado di uccidere.
"Ha una trasmissibilità più bassa rispetto al Covid ma provoca una mortalità alta. Con il Covid invece la mortalità dipendeva dall'età delle persone".
Crede sia sufficiente la sorveglianza attiva sui casi sospetti?
"È una decisione molto opportuna per evitare che questo ceppo, chiamato Andes, si trasmetta ulteriormente fra gli esseri umani, accumulando nuove mutazioni che potrebbero renderlo più contagioso".
Per ora non ci sono soggetti positivi in Italia. Ma abbiamo i tamponi per fare diagnosi sui casi sospetti?
"Per l'hantavirus non sono disponibili kit commerciali e l'istituto Spallanzani è il riferimento per eseguire il test diagnostico. Questo richiede un coordinamento, ma non è un problema perché si tratta semplicemente di inviare il campione al laboratorio di riferimento".
È vero che il ceppo con cui è stata contagiata la prima coppia di turisti è tra i più virulenti?
"Esistono oltre 60 specie di hantavirus. Il ceppo Andes, pur avendo un tasso di replicazione stimato intorno a 2,2 in contesti di cluster familiari ossia ogni persona con l'infezione può contagiarne circa altre due ha la caratteristica di avere un tasso di mortalità alto, intorno al 40%. Soprattutto, si trasmette da uomo a uomo attraverso una doppia via: sia attraverso le secrezioni nasali, sia attraverso la saliva, caratteristica riconducibile a specifiche proprietà biologiche del ceppo Andes, il cui meccanismo molecolare preciso è ancora oggetto di studio".
Però il Covid ci ha insegnato che le varianti più violente sono anche quelle meno intelligenti.
"C'è un evidente errore evoluzionistico del virus perché, replicandosi nell'uomo e avendo un alto tasso di mortalità, finisce per distruggere il suo ospite".
In Italia non ci sono mai stati casi di Hantavirus. Questo è un vantaggio o ci rende più deboli, meno preparati ad affrontarlo?
"Da noi l'incidenza dell'Hantavirus Andes è storicamente zero: nessuna esposizione pregressa, nessuna immunità acquisita. Però in assenza di qualsiasi barriera immunitaria di comunità, anche un numero limitato di casi importi può innescare catene di trasmissione difficili da contenere. Bloccare la replicazione virale nei primissimi cicli significa impedire al virus di accumulare mutazioni adattive e di aumentare la propria efficienza di trasmissione su un ospite".
Quindi, anche stavolta, vale la regola che dobbiamo giocare d'anticipo?
"Attuare la sorveglianza vuol dire impedire al virus di replicarsi".