"Non era pericoloso". E Atlantia perde il 5%

Il titolo brucia 1 miliardo, l'ad: "Non andava chiuso". Salvini: colpa di chi non ha investito

"Non era pericoloso". E Atlantia perde il 5%

In attesa che vengano accertate le responsabilità della tragedia di Genova, il primo verdetto è arrivato dalla Borsa. Il titolo di Atlantia, il gruppo della famiglia Benetton che controlla Autostrade per l'Italia, ha lasciato sul terreno di Piazza Affari il 5,4% perdendo più di un miliardo di capitalizzazione.

E in serata il vicepremier Matteo Salvini ha detto: «Società Autostrade, che gestisce quel tratto, che è uno dei più cari, ha un utile miliardario. Io voglio sapere quanto di quell'utile viene reinvestito in manutenzione, in quel tratto e in altri, perché se fai profitto lo devi meritare». Per aggiungere: «Non faccio il giudice o il magistrato ma questa non sarà un'altra strage senza colpevoli perché qui hanno nomi e cognomi».

In un primo comunicato, la società che gestisce il tratto della A10, aveva fatto sapere che «sulla struttura erano in corso lavori di consolidamento della soletta». I lavori e lo stato del viadotto, si legge nella nota, «erano sottoposti a costante attività di osservazione e vigilanza da parte della Direzione di tronco di Genova». Al primo comunicato ne è seguito poco dopo un altro in cui la società «esprime il cordoglio per le vittime del crollo del Viadotto Polcevera sull'A10 e la profonda vicinanza ai loro familiari, insieme ai ringraziamenti per l'impegno straordinario profuso in queste ore dai soccorritori». Alle comunicazioni ufficiali si sono aggiunte le dichiarazioni dell'amministratore delegato di Atlantia, Giovanni Castellucci: «Non mi risulta che il ponte fosse pericoloso e che andasse chiuso, Autostrade per l'Italia ha fatto e continua a fare investimenti», ha detto ai microfoni del Gr1. Ma un'intervista rilasciata il 29 maggio al sito genovese The Medi Telegraph, specializzato in questioni legate ai trasporti, proprio Castellucci aveva parlato degli interventi di manutenzione sulla struttura della prima campata. E a conferma della consapevolezza che interventi fossero necessari c'è il bando di gara per un retrofitting strutturale (una sorta di ristrutturazione profonda) del viadotto. Il bando, pubblicato in Gazzetta ufficiale e datato 28 aprile, prevedeva una procedura ristretta con un importo in appalto di 20,15 milioni, di cui 14,7 milioni per lavori e 5,4 milioni per oneri di sicurezza. Non solo. In una relazione di Autostrade per l'Italia del maggio 2011 si leggeva che il tratto A10 a Genova e l'innesto sull'autostrada per Serravalle producono «quotidianamente, nelle ore di punta, code di autoveicoli ed il volume raggiunto dal traffico provoca un intenso degrado della struttura del viadotto Morandi, sottoposta ad ingenti sollecitazioni», che è «quindi da anni oggetto di una manutenzione continua».

Il Ponte è un malato terminale? aveva chiesto il giornalista genovese poco più di due mesi fa a Castellucci. «È un'opera che richiede continua attenzione e manutenzione. Comprendiamo il disagio, ma riteniamo che prima di tutto venga la sicurezza. Alla fine di questa manutenzione straordinaria, Genova avrà un'opera rinnovata», aveva risposto l'ad.

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