Non lasciamo all'Isis la tomba del Re Soldato

Vittorio Emanuele III è sepolto nell'Egitto sotto il tiro dell'Isis. La nipote Maria Gabriella ci scrive

Non lasciamo all'Isis la tomba del Re Soldato

Caro Granzotto,

il recente attentato al Cairo che ha semidistrutto il Consolato d'Italia ha ridestato in me la viva preoccupazione per i resti mortali di Re Vittorio Emanuele III, che giacciono in Egitto da quasi settant'anni. Quest'anno si celebra il centenario del primo conflitto mondiale nel corso del quale mio nonno, il Re Soldato, a unanime giudizio degli storici, si portò in maniera esemplare, favorendo il compimento del processo di unificazione col riunire all'Italia gli ultimi lembi di territorio in mano straniera.

In considerazione delle gravi tensioni e violenze che stanno interessando l'Egitto, ritengo che per un dovere civile e morale sia giunto il momento di procedere al rientro delle salme di Re Vittorio Emanuele III e della Regina Elena: per salvarne la loro e la nostra collettiva memoria. Molte nazioni oggi repubblicane ma che furono monarchie hanno provveduto al rimpatrio delle salme dei loro regnanti e ciò non solo in segno di pacificazione nazionale, ma anche nel rispetto della tradizione storica. Perché il nostro paese non può fare altrettanto? Sarebbe imperdonabile per l'Italia repubblicana non aver impedito che un gesto vandalico oltraggiasse, profanandoli, i resti mortali di chi indissolubilmente è legato alla nostra identità nazionale, di chi appartiene alla storia d'Italia.

Cordialmente

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