Non solo grillini, "fondi" a pioggia in tutta Europa

Finanziati movimenti anti sistema, populisti e rossi. A Podemos in Spagna oltre 7 milioni

Non solo grillini, "fondi" a pioggia in tutta Europa

C'è una linea sottile ma non troppo, che lega il Movimento 5 Stelle con Podemos di Pablo Iglesias. Da anni la stampa spagnola scava su possibili finanziamenti al movimento considerato l'equivalente dei grillini. E in almeno un caso c'è la prova di un finanziamento peraltro legale al partito populista spagnolo da parte del Venezuela. Il regime di Chávez sarebbe stato il grande benefattore di gruppi anti sistema nati in diversi Paesi europei. Siamo negli anni d'oro del regime di Caracas, del fascino di Chávez in Europa, degli elogi dell'allora direttore di Le Monde Diplomatique, Ignacio Ramonet, che lo definisce «il Nuovo Libertador». Sono gli anni in cui i soldi del petrolio ci sono e girano ancora alla grande, da qui la compagnia petrolifera statale Petroleos de Venezuela (Pdvsa) costruisce le sue alleanze politiche internazionali. Il sogno della rivoluzione bolivariana spinge e impone di allargarsi. Guardare oltre confine, Italia, Spagna, ma non solo. È quasi scontato posare l'occhio su movimenti anticapitalisti e rivoluzionari. Denaro usato per destabilizzare governi già deboli, il popolo come arma per un riscatto sociale.

E le affinità con i gruppi anti sistema, si sprecano. La lotta alla casta e alla corruzione, il superamento di vecchi modelli della destra della sinistra, andare oltre al «dualismo vuoto», far leva sul sentimento comune, evocare la forza di un popolo stanco e sottomesso alle logiche dei piani alti di un potere ormai corrotto e distante dalle necessità, la crisi economica nel serbatoio della lotta per far trionfare «cittadini comuni contro élite ed establishment». Un gran minestrone che porta dritto al mito di una revolución. In questo contesto si muoverebbero i presunti finanziamenti per Gianroberto Casaleggio del 2010, individuato dal regime di Hugo Chávez come esponente di «un movimento anticapitalista e rivoluzionario». Ma con il suo scoop, il quotidiano spagnolo Abc, ci fa vedere oltre. Questi finanziamenti sarebbero solo un contributo tra altri, forse tra tanti. Perché c'è l'Italia ma anche (e per Abc soprattutto) la Spagna. La traiettoria delle «donazioni» sarebbe dunque rimbalzata prima in Spagna, nelle casse di Podemos che in quegli anni difendeva pubblicamente Maduro e il suo socialismo caraibico. Da anni infatti testate di destra come Abc indagano su un possibile finanziamento illegale a Podemos attraverso i soldi del petrolio venezuelano. Un'ipotesi sempre negata dal suo capo Pablo Iglesias e bollata dal movimento come invenzione. Non c'è dubbio invece, come ricorda anche Linkiesta, sui 7,1 milioni di euro pagati, dal 2002 al 2012, da Chávez e Maduro alla fondazione Ceps (Centro Strategico di Politica Sociale), organizzazione che poi si è trasformata in Podemos (nata su iniziativa di un gruppo di accademici dell'Universidad Complutense di Madrid, la principale università pubblica della capitale) e dove lavoravano quasi tutti i suoi primi dirigenti.

I leader di Podemos si recarono più volte in Sudamerica, sia in Venezuela sia in Bolivia e Ecuador per una serie di consulenze per spiegare come le politiche di sinistra potessero salvare questi Paesi dal baratro, e lo stesso Iglesias fu «assessore strategico della presidenza» del Paese latinoamericano. In questi anni sono state condotte diverse inchieste su questi finanziamenti, poi tutte archiviate dalla Procura per mancanza di prove, ma intanto il lavoro giornalistico va avanti ed è evidente che nel mirino di queste testate spagnole non c'è il Movimento 5 Stelle «inciampato» dentro a questo mare di finanziamenti, ma Podemos.

Oggi il Venezuela soffre di una crisi inimmaginabile, ma nel 2007, anno della fondazione del partito tedesco Die Linke, era chiara fin da subito la posizione di simpatia per il chavismo, che è continuata immutata fino a quest'anno. E grande fu anche la vicinanza a Chávez e Maduro da parte di Jeremy Corbyn. Stretti, strettissimi legami Caracas li ha intrecciati anche con Alexis Tsipras, il leader greco di Syriza. «Tsipras è l'Hugo Chávez dei Balcani», titolava il Wall Street Journal, con il sogno di introdurre in Grecia politiche «bolivariane»: «È arrivato il momento di fare un grande passo verso il socialismo del XXI secolo, la storia ci chiama». Per fortuna poi la storia ha girato pagina.

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