"Nucleare o transizione impossibile". "No, puntare sulle rinnovabili"

Ora il tema del nucleare pulito divide la maggioranza. Ecco le posizioni del senatore forzista Massimo Mallegni e del capogruppo del M5S alla Camera Davide Crippa

"Nucleare o transizione impossibile". "No, puntare sulle rinnovabili"

Ora a dividere la maggioranza è il tema del cosiddetto nucleare pulito che l'Unione Europea vorrebbe inserire tra le fonti green. Per la rubrica Il bianco e il nero ne abbiamo parlato con il senatore di Forza Italia Massimo Mallegni e il capogruppo del M5S alla Camera Davide Crippa.

È favorevole all'utilizzo del nucleare pulito?

Mallegni: “È complicato in un momento come questo e come imprenditore dire no al Nucleare. La dipendenza italiana per la produzione dì energia è tale che il Paese si deve assumere delle responsabilità. Dire no oggi non va più bene!”.

Crippa: "Ma cosa significa nucleare pulito? Per ora parliamo al più di sperimentazioni, non certo di tecnologie pronte all'uso. Oggi l’unico nucleare di cui potremmo disporre è quello contro cui si sono espressi ben due volte gli italiani con un referendum, molto costoso e altrettanto rischioso. Quanto all’aggettivo “pulito”, vedo che se ne fa un uso troppo disinvolto: vorrei ricordare che è stato usato troppo spesso, in passato, per ammantare di una presunta aura di sostenibilità fonti energetiche che non lo erano affatto. Dunque, per rispondere alla domanda: non posso essere favorevole a una tecnologia che non è disponibile e che deve ancora dimostrare la sua eventuale capacità di ridurre costi, rischi e scorie. Se oggi per assurdo dicessimo di sì a una centrale, per prima cosa dovremmo stabilire il luogo dove farla. Chi propone una nuova stagione dell’atomo dovrebbe dirci anche dove vuole costruire gli impianti: dato che nessuno lo fa, devo riscontrare un primo elemento di scarsa serietà. I leader del centrodestra sono così certi che i loro sindaci e amministratori locali siano disposti a ospitarne una? Le difficoltà che si stanno evidenziando con l'individuazione del deposito unico delle scorie nucleari italiane sono un campanello d'allarme da non sottovalutare: non mi pare di vedere file di sindaci della Lega pronti a trovare spazio per una centrale nei loro territori. Poi c’è il fattore tempo: dobbiamo ridurre il caro bollette oggi o quando tra 10-15 anni sarebbe operativa la prima centrale? Dobbiamo azzerare le emissioni al 2050 o quando tra 60 o 70 anni si passerà al nucleare abbandonando le altre fonti? E poi: dove le mettiamo tutte le scorie prodotte? La ‘pandemia energetica’ e la crisi climatica sono problemi troppo seri per lasciare spazio alla propaganda nuclearista: è il caso di guardare alle tecnologie di cui già disponiamo e non a ricette vecchie, pericolose e per nulla economiche. Il reattore di Olkiluoto, in Finlandia, è costato tre volte più di quanto preventivato. Il cantiere è iniziato nel 2005 e solo oggi è partita la fase di test, con 12 anni di ritardo. Nasce vecchio, con costi esorbitanti e di certo l'energia che produrrà non sarà 'a buon mercato': il nucleare senza sussidi pubblici non sta sul mercato”.

Senza il nucleare pulito, si può comunque raggiungere la transizione ecologica?

Mallegni: “Direi quasi impossibile. Sostenere il contrario significa mettere la testa sotto la sabbia e imbrogliare gli italiani. Oggi l’Italia già acquista energia da Nucleare per oltre 10% del fabbisogno e per il 50% dal gas, entrambi comprati all’estero. Quindi ok a eolico, fotovoltaico ma solo con questo non si va da nessuna parte”.

Crippa: “La transizione ecologica è un concetto ampio e articolato, di cui la transizione energetica è una parte fondamentale. Il passaggio a fonti energetiche a emissioni zero deve per forza avvenire senza nucleare. Intanto perché – ribadisco – quello pulito ancora non esiste e poi perché i tempi che ci siamo dati, anche impegnandoci a livello globale ed europeo, ci impongono di accelerare subito su efficienza energetica (e lo stiamo facendo benissimo già con il Superbonus) e sulle fonti rinnovabili, per le quali il 2022 è un anno cruciale. Abbiamo tecnologie mature e già pronte, incluse quelle per l’accumulo, le cosiddette ‘smart grid’, le reti intelligenti, e i sistemi per l’autoproduzione, come le comunità energetiche rinnovabili su cui pure il MoVimento 5 Stelle ha determinato una spinta importante”.

Nell'immediato come si può affrontare e risolvere la crisi energetica?

Mallegni: “La questione non è solo di dove si acquista energia e a quale prezzo. Ma perché il prezzo è così alto. La geopolitica ha un suo ruolo e chi estrae gas e lo vende svolge un ruolo che l’Europa non può ignorare. Occhio alle scelte che si sono fatte e che dovremo fare. Nucleare pulito. Ce lo chiede l'Europa”.

Crippa: “Lo abbiamo detto in tutte le sedi che le rinnovabili sono la via maestra. E siamo stati i primi a denunciare i rischi di un’eccessiva dipendenza dal gas e dalle energie fossili, che è la vera causa del caro bollette. Se fossimo stati più avanti nel processo di diffusione delle rinnovabili, le sole davvero pulite di cui disponiamo, oggi saremmo al riparo da questi pesanti rincari. Un problema complesso ha bisogno di interventi articolati che riguardano sia i singoli Stati membri che l’Unione europea. Il MoVimento 5 Stelle è stata la prima forza politica a sollecitare il Governo ad adottare interventi che mitigassero gli aumenti in bolletta. Con i prezzi dei prodotti energetici a livelli record, cittadini e imprese vanno tutelati ed aiutati ad affrontare una situazione così difficile. Oltre a interventi nell’immediato, servono soluzioni di lungo periodo e per questo abbiamo elaborato una serie di proposte: rendere strutturale l’utilizzo dell’extragettito delle aste CO2, trasferire il finanziamento dei bonus sulla fiscalità generale e va ridotta l’Iva sulle bollette dell’energia elettrica. Inoltre, in una fase così difficile, chi ha ottenuto enormi profitti dai rincari deve contribuire nel contrasto all’emergenza energetica. Allo stesso modo vanno sostenute le imprese, prevedendo per loro la possibilità di stipulare contratti per usare energia rinnovabile che tengano ferme le tariffe nel medio e lungo periodo: le aziende italiane hanno bisogno di certezze e dobbiamo evitare che la produzione di beni e servizi sia soggetta a fluttuazioni continue”.

Nucleare pulito. Ce lo chiede l'Europa. Perché proprio le forze teoricamente più europeiste sono contrarie?

Mallegni: “Talvolta le ideologie della cosiddetta 'tradizione del no' è più forte della dura realtà”.

Crippa: “L’Unione europea non chiede agli Stati membri il nucleare, e suggerirei di smettere di accostarlo all’aggettivo pulito perché diventa disinformazione. L’Ue sta definendo la classificazione di quelli che possono essere considerati investimenti green e che quindi possono essere finanziati con risorse pubbliche. Ribadisco ancora una volta la posizione del MoVimento: gas e nucleare non rientrano nella qualificazione di energie pulite, quindi non sono da incentivare. Le pressioni che arrivano da alcuni Paesi e da certi gruppi di interesse sono evidentemente legate a mantenere in vita tecnologie obsolete e molto costose, ma si tratta di greenwashing, non certo di proposte compatibili con il Green deal europeo. Distogliere risorse dall’enorme impegno che ci aspetta per potenziare il mix energetico rinnovabile, con sole e vento in prima linea, sarebbe un errore. L’Europa piuttosto deve muoversi fattivamente a partire da un meccanismo che ripensi il mercato elettrico anche slegando i prezzi dell’elettricità da quelli del gas”.

Crede che l'Italia sarebbe in grado di affrontare la sfida del nucleare pulito?

Mallegni: “L’Italia è arrivata prima molte volte, come anche sulle Centrali a gas naturale che in questi giorni vengono penalizzate da nuove regole UE. Se volessimo realmente fare sul serio potremmo insegnare a tutti”.

Crippa: “La vera sfida è quelle delle rinnovabili ripeto, dell’eventuale ricorso al nucleare potremo parlare in futuro, se e quando qualcuno ci dimostrerà che è stato in grado di rendere sostenibile, sicura ed economicamente conveniente una tecnologia che oggi non ha nessuna di queste caratteristiche. Gli italiani hanno già espresso la loro volontà con i due referendum e ricordo ancora che oggi siamo ancora alle prese con l’individuazione del deposito per lo smaltimento delle scorie delle vecchie centrali nucleari. Francamente utilizzare a sproposito un aggettivo pensando che questo indori la pillola è scorretto e sbagliato, ma soprattutto distrae dalle priorità e dal gran lavoro che abbiamo davanti. Non perdiamo altro tempo e lavoriamo a testa bassa sulla rivoluzione delle rinnovabili, l’unica pulita e l’unica che ci può salvare, dal caro bollette e dal disastro climatico”.

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