Nuovi indagati per il caso Trivulzio. Effettuati i tamponi a mille pazienti

Gli esiti degli esami stanno guidando la riorganizzazione dei reparti sotto la supervisione del virologo Fabrizio Pregliasco

Nuovi indagati per il caso Trivulzio. Effettuati i tamponi a mille pazienti

Milano. Nuovi nomi nel registro degli indagati per il caso Trivulzio. Si tratta di «figure di vertice» della casa di cura milanese al centro di un'inchiesta della Procura. Da giorni risultava indagato per epidemia e omicidio colposi il direttore generale Giuseppe Calicchio. I nomi appena iscritti non sono noti, anche se i ruoli al Pat, da statuto, sono così definiti: il dg, responsabile della gestione, si avvale della Direzione strategica, di cui fanno parte il direttore amministrativo, il direttore socio sanitario e il dirigente delle professioni sanitarie. In particolare la Direzione sanitaria si occupa di coordinare «le attività e le iniziative in area socio sanitaria, le strutture delle residenze per anziani e l'hospice, gli istituti di riabilitazione, l'area diagnostica e specialistica».

Ieri il Pat ha comunicato che sotto la supervisione scientifica del noto virologo Fabrizio Pregliasco è terminata l'esecuzione del «primo giro» di tamponi a tutti i pazienti (circa mille). Gli esiti arrivati finora: 183 positivi e 260 negativi. Sono già partiti i secondi test ai degenti risultati negativi. Accuse su una presunta cattiva gestione dei contagi e dei pazienti a rischio che persisterebbe anche ora che il Trivulzio ha tutti gli occhi addosso continuano ad arrivare anche in queste ore. «La situazione generale, pur nella difficoltà e con gli operatori sanitari che fanno i salti mortali - ribatte una dottoressa che sta lavorando proprio nell'area Rsa dell'istituto - adesso è più gestibile. Da quando abbiamo ricevuto i tamponi, li stiamo facendo a tappeto a tutti i pazienti. Sono previsti inoltre per i dipendenti e per coloro che devono rientrare al lavoro dopo la quarantena». La supervisione di Pregliasco ha guidato anche la riorganizzazione dei reparti, con istruzioni operative redatte il 20 aprile. Spiega ancora il medico interpellato: «Il metodo di isolamento dei casi di Coronavirus prevede tre settori di degenti, separati tra loro: positivi, negativi e negativi sintomatici. I pazienti infetti sono seguiti al meglio, con le stesse terapie fornite in ospedale. Su questi aspetti rassicuro ogni giorno i parenti, che sono comprensibilmente spaventati da quello che leggono in giro. Gli spostamenti di pazienti tra reparti? Certo, proprio nella logica di riunire, dopo l'esito dei tamponi, tutti i negativi asintomatici nei reparti puliti e i positivi nelle aree Covid che hanno personale dedicato. Di conseguenza è stato possibile svuotare e chiudere alcuni settori, recuperando personale per quelli più impegnativi». Come in molte Rsa infatti gli operatori in malattia, sospetti o confermati Covid, sono decine. «I nuclei - riferisce tra l'altro la struttura - vengono ambientalmente preparati con interventi di sanificazione con atomizzatore». Inoltre «si continua a disporre l'uso completo di Dpi anche nei nuclei Covid negativi».

Sono circa venti le case di riposo di Milano e dintorni finite sotto inchiesta. Ieri i carabinieri del Nucleo investigativo hanno effettuato una perquisizione alla residenza per anziani «Monsignor Bicchierai», che fa capo all'Istituto Auxologico. I militari del Nas di Cremona invece (qui indaga la Procura di Lodi) hanno perquisito la Rsa di Mombretto di Mediglia, la Fondazione Opere Pie di Codogno, la Santa Chiara a Lodi, la casa di cura di Sant'Angelo Lodigiano, la Fondazione Castellini di Melegnano.

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