Da donna a donna con la forza tranquilla della consapevolezza dei sogni come dei bisogni delle donne di oggi. Silvana Armani trova un nuovo centro di gravità permanente nello stile femminile di Armani partendo da se stessa o meglio da quel che le piace e le serve indossare per condurre lo stesso tipo di vita delle sue clienti. La sfilata comincia con una sinfonia di grigio chiaro e scuro che presto sfocia nel magico ensemble di pantaloni bianchi e giacche o cappotti grigi. Tutto è fluido, pratico e pensato per essere prima indossato poi dimenticato addosso. A questo punto arriva un'inedita tonalità di verde salvia a sua volta illuminata dal bianco dei calzoni oppure del lungo cardigan in cashmere. C'è una bellissima giacca di pelliccia in un tono di verde appena più scuro del completo pantaloni e top che lascia scoperte le spalle. Anche in questo caso le scarpe sono semplici stivaletti bassi che non fanno rumore rendono il passo tanto veloce quanto sicuro a differenza dei tacchi feroci che invece dominano gli immaginari stilistici da pornhub. Poi è la volta del bordeaux se così vogliamo chiamare un meraviglioso tono di rosso scuro che nel velluto diventa rubino e nel raso assume la sfumatura del mosto. Abbinato al blu dei cieli del pittore Hiroshige e decorato da motivi a rilievo di foglie o fiori orientali, questo spettacolare colore domina una sera che profuma di Giappone proprio come piaceva a re Giorgio ma in una nuova veste. La nipote parla del bisogno di alleggerire (ha messo un'unica decorazione: la spilla con il cancro, segno zodiacale dello zio) per rendere tutto normale. A noi sembra anche molto speciale tant'è vero che la sfilata si chiude su un'inedita colonna sonora: le straordinarie note di A costo di morire, una canzone di Fausto Leali del 1979 riscoperta e cantata da Mina in omaggio a Giorgio Armani. "Due giganti dello stile italiano" commenta Gianluca Capannolo che ha presentato in forma statica una fantastica collezione di capi a geometria variabile. Due cerchi di panno tagliato al vivo diventano un cappotto che dietro cade a cappa e davanti si stringe al corpo con una cintura che spunta da due fessure laterali. In un quadrato di liquido raso nero si fonde un semicerchio della stessa stoffa presa dalla pare opaca diventando un abito da sera nero monospalla, mentre due strutture circolari bluette danno vita a qualcosa che è riduttivo chiamare vestito. Il tutto con tessuti e lavorazioni da alta moda in negozi che dettano moda come Biffi oppure Antonia a Milano o, ancora, Sugar ad Arezzo. Stessa ricerca di nuovi assoluti sartoriali da Gabriele Colangelo che presenta una gran bella collezione con cappe-camicia in cotone cerato, giacche e cappotti con la versione moderna delle stecche di balena (si chiamano restilane e non fanno male a nessuno) per definire la linea delle spalle, accappatoi in pelle e colli a cratere su giacche e cappotti di rara eleganza.
Pierre Louis Mascia, maestro del colore e delle stampe più belle del mondo presenta una collezione che interroga il mistero nella meravigliosa casa di Martina Mondadori decorata da Ashley Hicks, figlio di David, il genio dell'interior decoration.
Anche Massimo Giorgetti, Deus ex machina del brand MSGM, presenta il suo egregio lavoro che sa di couture senza mai nominare la couture in un luogo speciale: la Fondazione ICA (Istituto Contemporaneo per le Arti) di via Orobia a Milano. Peccato che la paura delle partenze per Parigi renda l'ultimo giorno del calendario milanese vuoto come una camera d'aria bucata e gli altri pieni all'inverosimile di cose da fare.