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Nuovo capitolo della saga Agnelli: pronta per Elkann l'imputazione coatta

Dopo la richiesta del gip di rideterminare due capi d'accusa. La difesa: atto dovuto

Nuovo capitolo della saga Agnelli: pronta per Elkann l'imputazione coatta
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Senza grosse sorprese e come "atto dovuto" arriva la richiesta di rinvio a giudizio per John Elkann e per Gianluca Ferrero. I pm di Torino, facendo seguito all'ordine del gip dello scorso dicembre, formulano l'imputazione per le violazioni fiscali che la procura stessa aveva chiesto di archiviare. "Dichiarazione fraudolenta mediante artifici" è l'accusa con cui chiedono dunque che il numero uno di Exor e lo storico commercialista della famiglia torinese vadano a processo.

Una nuova pagina giudiziaria potrebbe essere scritta nella spinosa vicenda dell'eredità Agnelli che sembrava sostanzialmente chiusa con un accordo che, a fronte di un corposo versamento al Fisco da parte di Elkann, a luglio scorso, da 183 milioni di euro, contemplava per lui l'accesso all'istituto della messa alla prova. Dopo avere eliminato le conseguenze dannose del reato (il versamento plurimilionario nel caso in questione), avrebbe dovuto svolgere un lavoro utile alla collettività. Con questa situazione, rischia di sfumare la proposta del presidente della Juventus di mettere la sua esperienza di manager al servizio dei giovani alunni dei padri Salesiani. Dieci mesi di tutoraggio, in cambio dell'estinzione del reato. Tradotto: casellario giudiziario immacolato.

Su questo tema il giudice ha rinviato l'udienza sul via libera alla Map a febbraio - pendono due incognite: da un lato il ricorso per Cassazione presentato dagli avvocati di Elkann contro l'imputazione coatta ordinata dal gip e la decisione che verrà presa nell'udienza preliminare che dovrà essere fissata a seguito della richiesta di rinvio a giudizio formulata ieri per ordine del giudice preliminare. Ferrero invece aveva chiesto di patteggiare una condanna a 1 anno commutata in una sanzione pecuniaria da 73mila euro, senza pene accessorie.

A dicembre appunto i pm avevano chiesto l'archiviazione per due annualità delle dichiarazione dei redditi della nonna di Elkann, Donna Marella, quella del 2018 e l'altra relativa ai due mesi del 2019, anno della sua scomparsa, ritenendo si trattasse del reato di "dichiarazione infedele". Ma l'accusa per il gip è più grave, cioè dichiarazione fraudolenta, e va vagliata da un tribunale. L'accusa ipotizza che il primogenito Elkann (i suoi fratelli Lapo e Ginevra sono stati archiviati) e Ferrero abbiano fatto figurare all'estero, in Svizzera per la precisione, la residenza della vedova dell'Avvocato, che invece avrebbe passato i suoi ultimi anni a Torino. Così facendo sarebbero stati "autori mediati" delle dichiarazioni al Fisco presentate dal notaio svizzero Von Grunigen, ingannando così il Fisco.

"Si tratta di un atto dovuto, ampiamente atteso dopo la decisione assunta dal gip lo scorso dicembre, contro il quale abbiamo peraltro presentato ricorso in Cassazione", la nota del team legale del numero uno di Exor.

A fare partire la parabola giudiziaria è stato un esposto in Procura a Torino della madre di Elkann, Margherita: dal suo punto di vista, l'accordo economico sottoscritto da lei, dalla madre e dai figli del 2004, alla morte dell'Avvocato, non sarebbe valido se fosse accertato che Marella viveva in Italia e non in Svizzera, perché sarebbe stato sfavorevole dal punto di vista economico per l'ereditiera. Sulla residenza italiana dell'anziana, per i pm Marco Gianoglio e Mario Bendoni, che hanno indagato per due anni, non vi sarebbero dubbi.

Ma dal punto di vista degli avvocati di Elkann, in ogni caso, tutto questo non cambierebbe nulla rispetto alla successione della vedova dell'Avvocato in quanto il suddetto accordo non sarebbe contrario all'ordine pubblico internazionale.

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