Si apre un nuovo fronte nella guerra di Israele e Stati Uniti contro l'Iran e le sue marionette in Medio Oriente. Ed era un allargamento ampiamente prevedibile, che riguarda soprattutto il Libano.
Tutto ha avuto inizio nella notte tra domenica e ieri quando Hezbollah, l'organizzazione paramilitare islamista sciita e antisionista apertamente finanziata dal regime di Teheran, ha annunciato di aver lanciato "una salva di missili e uno sciame di droni" contro una base militare nei pressi di Hifa, in Israele, in rappresaglia per il sangue innocente di Ali Al-Husseini Khamenei e per difendere il Libano e il suo popolo, nonché in risposta ai ripetuti attacchi di Israele".
Naturalmente la reazione di Israele non si è fatta attendere. L'Idf ha subito lanciato un ordine di evacuazione di massa in molti villaggi del Sud del Libano. "Chiunque si trovi vicino a elementi, strutture e mezzi di combattimento di Hezbollah, mette in pericolo la propria vita", recitava l'avviso. E masse di sfollati dal sud e dalla Bekaa si sono mosse cercando rifugio nel centro e nel nord del Paese.
Dopo poco aerei da combattimento israeliani hanno preso a bombardare la capitale del Libano, Beirut, facendo 52 morti e 154 feriti. "Abbiamo sferrato - si legge in una nota - una prima ampia ondata di attacchi a Beirut e nel sud del Libano, prendendo di mira alti funzionari, quartier generali e infrastrutture terroristiche". L'esercito israeliano ha dichiarato di aver colpito anche i beni di un istituto finanziario già sanzionato da Washington per il finanziamento delle attività di Hezbollah, l'Associazione Al-Qard Al-Hassan. Un attacco missilistico ha avuto come bersagli anche siti appartenenti al gruppo paramilitare sostenuto dall'Iran Kataib Hezbollah a Jurf al-Sakhr, a sud della capitale irachena Baghdad. Gli attacchi in Libano dovrebbero intensificarsi nei prossimi giorni e potrebbero anche comprendere "un'invasione di terra", come dichiarato da una fonte della sicurezza israeliana e confermato poi dal ministro degli Esteri Gideon Sa'ar.
Il governo di Beirut ha preso posizione in modo insolitamente netto, dichiarando dopo un consiglio dei ministri (due dei quali di Hezbollah) fuorilegge le attività militari del Partito di Dio. "Lo Stato libanese - si legge nel testo approvato - dichiara il suo rifiuto assoluto e inequivocabile di qualsiasi azione militare al di fuori delle sue istituzioni legittime" e "il divieto immediato di tutte le attività di sicurezza e militari di Hezbollah". La milizia, senza più l'appoggio di Khamenei, appare debole come probabilmente non è mai stata e il suo leader Naim Qassem è considerato un bersaglio vivente e ieri per qualche ora è stato anche dato per morto. E persino Nabih Berri, inamovibile presidente del parlamento di Beirut e storico alleato sciita, ha espresso pieno sostegno alle decisioni del governo e preso le distanze dal partito armato, pur se con lo scopo non troppo nascosto di riprendere il controllo delle piazze libanesi.
Il presidente Joseph Aoun nelle prossime ore incontrerà gli ambasciatori di Stati Uniti, Francia, Qatar, Arabia Saudita ed Egitto e riceverà istruzioni da loro. Beirut si è detta inoltre pronta ad aprire negoziati con Israele sotto egida internazionale.