Il "nuovo" Pd di Zingaretti che riparte da Massimo D'Alema

Sabato, durante il convegno per il ventennale della Fondazione Italianieuropei di cui è presidente, D'Alema ha letto gli auguri mandati per l'occasione dal candidato alle primarie Pd Zingaretti ("Caro Massimo...). Calenda furibondo

Il "nuovo" Pd di Zingaretti che riparte da Massimo D'Alema

Il primo a lanciare l'allarme è stato Carlo Calenda. "Zingaretti con D'Alema per un'alleanza con il Movimento 5 Stelle? Gentiloni dica una parola chiara". È lo scenario emerso con chiarezza dopo il convegno di sabato pomeriggio a Roma di Italianieuropei, la fondazione presieduta da Massimo D'Alema. Che, nel suo lungo e applaudito intervento, ha auspicato la presentazione alle Europee del 2019 di un listone da contrapporre al fronte sovranista. "L'operazione dovrebbe essere quella di assumere la domanda di forza che c'è nel sovranismo: ma questa forza è recuperabile solo a livello europeo altrimenti è un illusione", ha detto D'Alema. "Sovranismo europeista". Questa l'espressione utilizzata dalla vecchia volpe della sinistra italiana per rimettere insieme i - pochi - cocci rimasti. Alla conferenza, che si è tenuta a due passi dall'ultima sede dei Ds, in via Nazionale a Roma, c'erano quasi tutti. Da Nichi Vendola a Franco Giordano, da Pier Luigi Bersani a Roberto Speranza, passando per Laura Boldrini (come poteva mancare?) e i dem Gianni Cuperlo e Marco Minniti. Assenti, invece, i due principali candidati alla segreteria Pd: Nicola Zingaretti e Maurizio Martina. Entrambi, consapevoli dell'ascendente esercitato ancora oggi da D'Alema, hanno pensato bene di inviare un messaggio.

"Caro Massimo...". Così cominciava il saluto rivolto a D'Alema dal governatore laziale. Formula di circostanza o qualcosa di più? Rispetto a un anno fa, quando Zingaretti respingeva gli elogi della "volpe del Tavoliere" ribadendo il suo "no ai leader del passato", oggi la situazione è diversa. Il presidente del Lazio è in corsa per la segreteria del partito. In cui D'Alema tornerebbe volentieri. A unirli, più di tutto, la pazza idea di tentare il dialogo con i 5 Stelle. "Una questione ineludibile, di buon senso" secondo "Baffino". Entrambi avvertono la necessità inderogabile di ricostruire un campo e un progetto a sinistra. Che, per forza di cose, non può non relazionarsi con le altre forze politiche in campo. In primis i grillini, abili negli ultimi anni a scippare al Pd una montagna di voti. Ma la suggestione di una possibile alleanza dem-M5S non piace a tutti. Vedi Calenda, che in un tweet ha bocciato questa ipotesi: "Non capisco. L’idea di @nzingaretti e @PaoloGentiloni è ricominciare da D’Alema, Bettini, Bassolino etc per fare un’alleanza con i 5S che stanno crollando in mezzo a mille contraddizioni? Che senso ha. Non si comprende". A differenza di Francesco Boccia, uno dei sei candidati alle primarie Pd che, come riporta l'Huffington Post, pur bocciando la piattaforma grillina Rousseau, rivendica la necessità di parlare con i 5 Stelle. "Ci voglio dialogare. Io dialogo con tutti quelli che parlano dei problemi reali del Paese. Ma voglio anche mostrare tutti i loro limiti". La pazza idea di un asse Pd-M5S non è più tanto pazza.

Con la benedizione di "Baffino".

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