Nuovo scoglio per SuperMario: 4 luglio. Un freno al reddito e al Superbonus

Il dl Aiuti arriva in Aula pieno di mine: dal termovalorizzatore alla stretta al sussidio grillino. E la fiducia è l'extrema ratio

Nuovo scoglio per SuperMario: 4 luglio. Un freno al reddito e al Superbonus

La navigazione del governo Draghi resta turbolenta. Sventato il rischio dello strappo con i Cinque stelle, si aprono due nuovi fronti caldi: la realizzazione del termovalorizzatore nella città di Roma e lo stop ai fondi per il Superbonus 110. La data da cerchiare in rosso è il 4 luglio prossimo.

Lunedì mattina approda nell'Aula di Montecitorio, per la discussione generale, il Dl Aiuti: un pacchetto da 6,8 miliardi di euro che ha nel bonus da 200 euro la misura cardine. I partiti di maggioranza cercano di piazzare le bandierine. Provocando fibrillazioni continue al governo. Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio avverte: «Credo che non si possa in un momento così difficile per l'Italia continuare a picconare il governo». La tensione risale. Il Decreto Aiuti va convertito in legge entro il 16 luglio e dovrà essere esaminato anche dal Senato. Una corsa a ostacoli dove il rischio di uno scivolone per l'esecutivo Draghi è altissimo.

I timori si annidano in due punti: il via libera al termovalorizzatore di Roma e la rimodulazione del superbonus. Due trappole sulla strada dell'esecutivo che si avvia alla conclusione della legislatura. La minaccia arriva, ancora una volta, dal fronte contiano. E ancora una volta, il premier Draghi dovrà affidarsi alla diplomazia per sminare il campo da tentazioni kamikaze. Sono i due passaggi su cui il Movimento di Conte minaccia di alzare le barricate. Per ora, restano minacce. Nel frattempo, le mine, piazzate dai grillini nell'iter in commissione con gli emendamenti, sono disinnescate. Resta l'ostacolo principale: il voto in Aula. La fiducia, per ora, è un'opzione che il governo valuta come extra ratio (al Senato). Nella congiunta della commissione Bilancio e Finanze della Camera, l'emendamento M5S al Dl aiuti che puntava a bloccare la costruzione termovalorizzatore è stato bocciato. Passa, invece, l'emendamento, presentato dal centrodestra, che introduce una stretta al reddito di cittadinanza: il rifiuto di un'offerta di lavoro congrua determinerà la perdita del sussidio.

Altri momenti di tensione tra le forze di maggioranza si sono registrati sull'emendamento che prevedeva al primo comma un contributo per le sale cinematografiche e, al secondo comma, una «una tantum» per il personale dell'ispettorato del lavoro. Fdi avrebbe sollevato l'eccezione che le due materie non potevano stare insieme. Da qui la decisione del presidente Luigi Marattin di dichiararlo inammissibile per disomogeneità tra i due commi. A questo punto, raccontano alcuni presenti, sarebbe scoppiata una mezza bagarre, tutta interna alla maggioranza, con un animato confronto tra il renziano Marattin e il parlamentare del Pd Pagano, a cui si sarebbe aggiunto il dem Emanuele Fiano nelle vesti del paciere, fuori dalla stanza dove si teneva la riunione. Marattin sarebbe rientrato poi in Commissione per annunciare la riformulazione del testo dichiarato inammissibile.

L'altro ostacolo, contenuto nel Decreto aiuti, è lo stop al rifinanziamento del Superbonus: M5s e centrodestra spingono per il rifinanziamento. Per ora l'esecutivo non sembra cedere. Un esponente del governo al Giornale spiega: «Non ci saranno passi indietro su Superbonus e termovalorizzatore». Da Palazzo Chigi non temono imboscate. I contiani mettono pressione. Draghi è fermo sul no. E per ora concede solo un ampliamento della platea di soggetti autorizzati alla cessione dei crediti. Una piccola concessione. Che però non chiude il dossier. Le fibrillazioni potrebbero riprendere (anzi riprenderanno) con il ritorno in Aula, prima della pausa estiva, dello Ius Scholae. Ecco la nuova data da segnare in rosso, in attesa della calendarizzazione. Sarà forse l'ultima turbolenza prima della sessione di bilancio. L'ultima della legislatura. I partiti di maggioranza dovranno incassare una manovra lacrime e sangue prima del voto. Eccolo, l'autunno caldo che spaventa tutti.

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