Cortei che virano all'improvviso e gruppi travisati, tanto a Torino quanto in Val di Susa. Per l'accusa di dubbi non ce ne sono: Askatasuna è un'organizzazione. Anzi, "un'associazione a delinquere", come recita l'accusa del processo d'appello, dopo le condanne all'acqua di rose del primo grado. Ma per il centro sociale torinese tutte quelle proteste, con tanto di razzi pirotecnici, bastoni, e bombe carta, rappresentano solo spontaneismo. L'udienza di ieri è stata anticipata da un video diffuso sui social da "Aska". Un attacco mediatico alla Procura del centro sociale che rivendica di essere un'associazione, sì, ma a "resistere". E quello della Procura, per gli antagonisti, è soltanto un "teorema" che intende colpire "soggetti politici che agiscono alla luce del sole". Sarà. Ieri intanto nell'aula del Tribunale sono scorsi i video degli assalti di "Aska": dal G7 del 2017, alla manifestazioni No Tav sino a un corteo pro Kurdistan a Milano, dove quelli torinesi hanno conteso agli antagonisti milanesi la testa della manifestazione. La continuità dell'azione è un altro caposaldo dell'accusa. I due funzionari della Digos sentiti hanno parlato di cortei che cambiano aspetto all'improvviso. La tattica è sempre la stessa: si parte uniti, con un assetto lineare, per poi sganciarsi, dividersi in microgruppi capaci però di ricompattarsi subito, contro obiettivi sensibili. Vale sia per il capoluogo piemontese sia per i cantieri del Tav, dove gli investigatori hanno individuato sempre le stesse figure, tutte in prima linea. Tra gli identificati sui sentieri di Giaglione, per esempio, Umberto Raviola, Stella Gentile, Sara Munari e Francesco Ferreri: quattro dei sedici imputati in appello.
Le tecniche per l'identificazione sono varie: dalle telecamere sui sentieri valsusini, che spesso vengono divelte, alla scarpe, passando per le pieghe dei pantaloni, per i foulard e gli zaini. I legali degli imputati hanno respinto il quadro accusatorio, chiedendo peraltro di ascoltare sei testimoni. Ammessi, i sei verranno sentiti nel corso della prossima udienza, che è prevista per il prossimo 8 giugno. Si è parlato anche dell'arsenale di "Aska". Il pubblico dell'udienza ha riso durante la citazione dello "sparapatate". Le istruzioni per costruire l'aggeggio si trovano anche online. Può essere a combustione o a compressione ma in ogni caso suscita meno ilarità nella vittima dell'eventuale impatto. L'"area grigia colta e borghese" che tutela gli antagonisti, parafrasando la procuratrice generale del Piemonte Lucia Musti, deve vedersela con impianto accusatorio in grado di descrivere gerarchie, modalità organizzative, arsenale, ricorrenza delle violenze e molto altro.
Ma c'è un'altra causa che sta a cuore al mondo anarchico e antagonista: quella di Alfredo Cospito, rimasto al 41bis dopo la conferma del provvedimento ministeriale. L'avvocato Flavio Rossi Albertini, che difende l'anarchico, sostiene che nella decisione del ministero si provi a colpevolizzare il suo cliente "di questa figura che ha assunto nel panorama politico". Il reclamo contro la decisione del ministero della Giustizia è già stato presentato. Cospito è al 41 bis dal 2022.
E ieri ha parlato in video-collegamento dal carcere di Sassari: "Il 41 bis mi ha reso più pericoloso, ti proibiscono di esistere", ha detto. E sempre ieri, l'incendio doloso al cantiere della scuola Sant'Anna di Pisa, è stato rivendicato dagli anarchici. Le sigle anarchiche sono più che attive.