"Ogni anno 600mila trombosi. Sintomi e cure, ecco cosa fare"

L'ematologa: i vaccini sono un privilegio, non rinunciamo Reazioni avverse? Rare e si possono riconoscere per tempo

"Ogni anno 600mila trombosi. Sintomi e cure, ecco cosa fare"

Saranno anche casi molto rari, ma le trombosi post vaccino rischiano di paralizzare le somministrazioni. E fanno l'effetto di una roulette russa nata su paure irrazionali ma trasformata in rinunce e disdette di appuntamenti. Per questo i medici insistono per fare chiarezza. Nel coro degli scienziati che cercano di far ragionare il popolo dei vaccinandi c'è anche Lidia Rota Vender, ematologa e presidente di Alt, associazione per la lotta alla trombosi.

I casi sono rari ma un po' di dubbi sui vaccini a vettore virale come Astrazeneca e Johnson & Johnson è pur legittima, o no?

«Tutti i vaccini, e non solo AstraZeneca o Johnson & Johnson che da settimane sono sul banco degli imputati, possono provocare delle reazioni avverse, come anche delle trombosi. Tuttavia se le curiamo e le riconosciamo per tempo, si possono evitare. Ecco perché non credo che questa sia una buona ragione per rinunciare a un privilegio così grande come quello di poter essere vaccinati in una situazione disastrosa come quella che stiamo vivendo da oltre un anno».

Gli studi continuano a confermare che sono più i benefici che i rischi.

«Di trombosi ultimamente si parla spesso a sproposito. La prevalenza di eventi mortali collegati ai vaccini è così rara che, per quanto dolore ci possa essere per ogni persona colpita, questo non deve essere un deterrente a utilizzarli».

Quindi lei sprona a non rinunciare alla vaccinazione?

«Anche quando le donne sono in gravidanza il rischio di trombosi quadruplica ma questo non vuol dire che tutte avranno problemi o che desistano dall'avere figli. Ciò che si deve fare è fornire una corretta informazione. È proprio il vaccino l'unica arma che abbiamo e che ci protegge anche dalle trombosi che si possono manifestare nei pazienti che hanno contratto il coronavirus».

Cioè, intende che è più alto il rischio trombosi per i pazienti Covid?

«Di questo in effetti si parla poco: cioè di quante delle oltre 111mila persone decedute fino a oggi dall'inizio della pandemia in Italia, si siano aggravate e siano morte per una trombosi. Per buon senso, dunque, inviterei tutti a non rinunciare alla vaccinazione, qualunque sia il vaccino sicuramente procura meno danni rispetto a quanti casi di trombosi, embolia polmonare e infarto abbiamo visto in pazienti ricoverati con Covid».

Per dare più sicurezza alle persone dopo la vaccinazione, ci può dire quali sintomi vanno tenuti sotto controllo?

«Se il trombo si forma in una vena del cervello compare un dolore di testa fortissimo, inusuale, come una cuffia che ci stringe, come se la testa fosse più piena. E ancora, se il trombo si forma in una vena di una gamba o di un braccio compaiono gonfiore, dolore, rossore, a volte crampi che non passano. Se invece si crea in un'arteria impedirà all'ossigeno di arrivare alle cellule, che soffrono e muoiono.

Un trombo che ostruisce il fluire del sangue in un'arteria del cervello toglie ossigeno e vita a neuroni che comandano funzioni fondamentali come il linguaggio, il movimento, la sensibilità, che quindi si perdono. Se il trombo si forma in un'arteria coronaria uccide una parte del cuore, le cellule muoiono, compare un dolore, come una spada che trafigge il petto, che può irradiarsi al braccio o al dorso o alla mandibola.

Quando il trombo si forma in una vena e libera frammenti, questi viaggiano nel sangue e arrivano al polmone causando embolia polmonare: il respiro si fa corto, compaiono strisce di sangue nel catarro, un dolore acuto si manifesta alla schiena, la fronte suda, la sensazione di perdere i sensi si fa sempre più vicina».

Se si interviene per tempo, si possono evitare casi gravi o mortali?

«Ho da poco visto due pazienti giovani che hanno avuto una trombosi cerebrale venosa anni fa, ma stanno benissimo. Di trombosi si può morire quando non la si conosce o non si sa quali provvedimenti prendere. Le malattie da trombosi colpiscono in Italia 600mila persone ogni anno, sono l'evento più probabile dopo i 65 anni, e si verificano purtroppo anche in persone giovani e persino nei bambini, e addirittura nei neonati: ma se sospettate e curate, si possono evitare in un caso su tre».

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