Ombrellone prenotato su app e spiagge a numero chiuso

In attesa delle decisioni del governo, tutte le località di villeggiatura marine si preparano alle vacanze

Ombrellone prenotato su app e spiagge a numero chiuso

Riaprire le spiagge nel segno di un'estate italiana. Niente strutture in plexiglass, né cupole. Ma distanziamento e sanificazione. Ci sono però differenze tra zona e zona, legate anche al rischio dei venti. In attesa del piano del governo, appeso al variabile ipse dixit del Comitato scientifico, la ripartenza è fai da te. Tra i primi Sì all'allestimento delle spiagge, quello della Regione Liguria, seguita da Toscana e Regione Abruzzo, che aprirà il litorale adriatico al turismo dal 1° giugno; anche le spiagge libere: «A pagare gli ombrelloni sarà la Regione», spiega l'assessore Mauro Febbo annunciando prenotazioni via app.

Vacanze al mare, quindi? Prudenza e ottimismo. Se sul litorale abruzzese l'app gratuita regolerà i limiti di capienza per evitare assembramenti - l'utente sceglierà data, orari e posizione comunicando quante persone usufruiranno dell'ombrellone - c'è il problema dei controlli sollevato dalla Liguria, dove si ipotizza che la stagione «potrà ripartire il 3 giugno». Poi quello del vento, «che veicola le goccioline», dice Roberto Tondinelli, presidente del consorzio di Marina di San Nicola sul litorale laziale. Bocciata l'idea dei box, ci si affida a buonsenso e delibere locali. Per esempio, l'idea in Salento del comune di Salve (Lecce) che già consente l'accesso alle spiagge di Torre Pali, Posto Vecchio, Lido Marini e Pescoluse a chi soffre di disturbi autistici, purché accompagnato. Si prova a convertire le restrizioni in opportunità. Rischioso? La Puglia s'aggrappa a una task force. C'è il via libera per Porto Cesareo, che ha trasformato la spiaggia in una scacchiera con spazi di 10 metri di sabbia delimitati da picchetti e corde; Pierluigi Lopalco, epidemiologo chiamato dalla Regione, è certo che non ci sia il rischio di diffusione del SarsCoV2 in mare o in piscina, ma bisognerà mantenere le distanze. «Un virus respiratorio non si trasmette per ingestione», dice.

Con la speranza che a stretto giro da Roma facciano sapere come salvare la stagione per turisti e operatori, anche la Sicilia ha autorizzato interventi su spiagge e lidi. Programmare è una necessità pure per Sardegna, Calabria e Campania, dove Vincenzo De Luca punta a serrare le spiagge libere pensando alla fine del lockdown con due criteri: monitoraggio dei contagi e limitazione degli assembramenti. Non c'è una data di apertura. Solo la probabile la riattivazione del turismo sul litorale da luglio e ipotesi spiagge a numero chiuso con vigili di guardia. In alcune aree del Cilento, invece, si immaginano 5 metri di distanza tra ogni postazione, un'app per accedere alle spiagge libere e agenti della municipale tra i lettini che useranno droni.

Ci si muove in ordine sparso. I lavori sono partiti solo grazie a ordinanze regionali. Meno aperitivi e meno ombrelloni in Emilia Romagna, ma «da giugno Riviera aperta», annuncia la sindaca di Riccione Renata Tosi. Il Lazio ha allargato le maglie della «rigenerazione» sul litorale, consentendo allestimento e manutenzione di strutture amovibili di arenili e campeggi, che garantiscono spazi esclusivi. Se a Gaeta ci saranno «sentinelle», anche a Sabaudia si ipotizza il «numero chiuso». Trieste ha lanciato l'idea di una tintarella a turni di 3-4 ore. Il Veneto studia invece un piano condiviso: servizi igienici presidiati e sanificati, pronto soccorso, cabine, divieto di stazionamento e prenotazioni on line sono alcuni dei 18 punti che le spiagge riunite in Unionmare propongono per riaprire «in sicurezza», da Jesolo e Bibione a Rosolina. Ipotesi giugno. In attesa di vedere su carta la Fase 2, tutti o quasi pronti a seguire il cliente dall'arrivo al lido, alla biglietteria fino all'ombrellone.