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Omofobia, il centrodestra alza la voce contro la legge

Continua la battaglia sulla "legge omofobia", il ddl Zan che è stato calendarizzato in commissione Giustizia del Senato con una votazione (13 favorevoli e 11 contrari) che il centrodestra considera una forzatura della sinistra

Omofobia, il centrodestra alza la voce contro la legge

Continua la battaglia sulla «legge omofobia», il ddl Zan che è stato calendarizzato in commissione Giustizia del Senato con una votazione (13 favorevoli e 11 contrari) che il centrodestra considera una forzatura della sinistra a ranghi compatti e che ha spaccato la maggioranza, provocando anche un intervento allarmato della Cei, la Conferenza dei vescovi italiani.

«Le emergenze sono salute, lavoro e ripartenza economica, lasciamo perdere ius soli, Zan e altre amenità» taglia corto il segretario della Lega, Matteo Salvini, da sempre perplesso anche su alcuni contenuti della legge già approvata alla Camera, pur con alcune perplessità della commissione Affari costituzionali di Montecitorio sulle «definizioni» e sui rischi «per la libertà di pensiero e di espressione».

Il coordinatore nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani, ribadisce: «Non voteremo il ddl Zan. Non c'è bisogno di una legge come questa perché già sono garantite tutte le persone, siamo tutti uguali e nessuno deve essere aggredito per nessun motivo. Tutti devono essere liberi di esprimere la propria opinione ma senza danneggiare gli altri. Ora dobbiamo concentrarci nella lotta al Covid. Le persone non si fermano per strada a parlare di ddl Zan, le persone vogliono sapere come affrontare la pandemia». Una presa di posizione significativa, perché alla Camera la legge era stata approvata anche grazie a "ribelli" azzurri all'indicazione di voto del partito e ancora adesso c'è chi in Fi ipotizza di votare a favore.

Dal Gruppo misto arriva il no di Sandra Lonardo, la moglie di Clemente Mastella: «Non mi convince per niente». Le perplessità riguardano proprio la cosiddetta clausola di salvaguardia per la formulazione ritenuta poco chiara oltre che perché concede «qualcosa che è già sancito nella Costituzione all'articolo 21».

Secondo Mario Adinolfi, fondatore del Popolo della famiglia, «il ddl Zan è già morto perché su un tema di libertà si rischierebbe la crisi di governo e Pd e Movimento 5 Stelle stanno cercando in tutti i modi di tirare la corda su un provvedimento contestato persino nel centrosinistra, anche da esponenti del mondo Lgbt, di Arcilesbica, da Platinette». Replica l'ex parlamentare Vladimir Luxuria: «Aspetterei a cantar vittoria, magari c'è qualche sorpresa di qualche parlamentare dell'opposizione o del centrodestra».

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