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"Migranti picchiati dai libici". Spunta il video dell'ong

Su Twitter l'Ong tedesca ha mostrato un video in cui si nota un uomo in divisa usare un manganello contro alcuni migranti intercettati: le immagini potrebbero adesso essere usate per alimentare il pressing su Mario Draghi

"Migranti picchiati dai libici". Spunta il video dell'ong

Non mancheranno di far discutere le immagini diffuse dall'Ong tedesca Sea Watch nelle scorse ore. In un video infatti, diramato sui social, si mostra un membro della Guardia Costiera libica usare un manganello contro alcuni migranti intercettati.

Un atto di violenza ripreso da testimoni a bordo della Sea Watch 4, la nuova nave degli attivisti tedeschi pronta a girovagare per il Mediterraneo dinnanzi le acque libiche. Il video dura pochi secondi, in alcuni frame si vede l'immagine ingrandita che proietta l'azione di un uomo in divisa contro alcuni migranti a bordo di un gommone. Poco più avanti una motovedetta scorta l'imbarcazione intercettata.

Senza dubbio le manganellate contro i migranti fanno impressione e costituiscono un atto da deplorare. È altrettanto vero però che il video, per il mondo delle Ong, ha un valore anche di natura politica. Le immagini sono state rilanciate infatti in un momento molto delicato, dove il mondo progressista vicino alle organizzazioni che operano nel Mediterraneo è in pressing sul premier Mario Draghi per cambiare la linea del governo sul tema.

“Ecco come si svolge un'intercettazione della cosiddetta guardia costiera libica – si legge nel tweet di Sea Watch dove viene riportato il video – Persone in pericolo picchiate e costrette con la forza a tornare nell'inferno da cui fuggivano”. Chiaro il riferimento a quel “ringraziamento” che il presidente del consiglio ha rivolto alle autorità libiche il 6 aprile scorso a Tripoli per il lavoro sull'immigrazione.

Una frase, quella di Draghi, che ha evidenziato la posizione del governo italiano: dialogare con il nuovo esecutivo insediatosi in Libia e supportare anche la locale Guardia Costiera per contrastare le partenze dal Paese nordafricano.

Linea che va al di là del dossier libico e del dossier immigrazione: l'obiettivo di Draghi sembra quello di porre l'Italia nuovamente molto presente in Libia e di ridare al nostro Paese un ruolo importante nel Mediterraneo. Da qui il sostegno al nuovo corso di Tripoli, inaugurato con l'insediamento del governo di Abdulhamad Dbeibha.

Circostanza che alle Ong non è andata giù. Dopo il naufragio di aprile che ha causato 130 morti, le organizzazioni hanno premuto l'acceleratore per mettere pressione a Draghi. All'interno della maggioranza che sostiene l'ex governatore della Bce, il Pd guidato da Enrico Letta sembra dar manforte alle istanze del mondo delle Ong.

Dopo aver dichiarato domenica scorsa che esistono sull'immigrazione “valori non negoziabili”, negli ultimi giorni Letta è tornato a mettere al centro del programma del suo partito la modifica degli accordi con la Libia.

La sfida alla Guardia Costiera libica, non esente certamente da colpe e discutibile su molti aspetti, è quindi un nuovo tassello della strategia mediatica delle Ong, avviata anche grazie alla sponda trovata all'interno della maggioranza. Peccato che a volte, come sottolineato da Fausto Biloslavo su IlGiornale, sono state le stesse Ong a rivolgersi alla Guardia Costiera di Tripoli. Il 27 marzo, in particolare, l'aereo da ricognizione SeaBird, usato proprio dall'Ong Sea Watch, si è messo in collegamento con una motovedetta libica per il soccorso di un'imbarcazione in difficoltà.

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