Ancora incidenti, aggressioni, spari. Fatti gravissimi. A Roma e a Milano. Cosa ne pensa Presidente La Russa?
"Mi sarei meravigliato se anche quest'anno non avessimo avuto questi eccessi. Tanti anni fa dicevo ai leghisti: attenti che prima o poi verrà qualcuno più settentrionale di voi. Oggi agli antifascisti dico: attenti, c'è sempre qualche antifascista più antifascista di voi".
Presidente, come ha trascorso la giornata del 25 aprile?
"Come lo scorso anno, insieme al Presidente della Repubblica e alle alte cariche, ho doverosamente celebrato la ricorrenza rendendo omaggio al Milite Ignoto. Avevo anche pensato di accettare l'invito a visitare il cimitero dei soldati americani a Nettuno ma poi ho ritenuto di farlo in un'altra data".
Lei ha chiesto che in questa giornata si ricordino tutti i combattenti. Non solo i partigiani. Perché?
"Non ho detto questo. Ho solo ricordato e rivendicato quello che feci io quand'ero ministro della Difesa".
Cosa fece?
"Andai al cimitero di Milano a rendere omaggio in forma solenne al monumento ai partigiani. Poi, in forma privata, mi recai al vicino Campo 10 dove sono sepolti numerosi caduti della Repubblica sociale italiana. In questo campo 10 è sepolto anche Carlo Borsani, non vedente e medaglia d'oro al valor militare, che fu ucciso dopo la fine della guerra. Il figlio, nato dopo la sua morte, è stato mio amico e assessore regionale alla Sanità. Questo ho fatto e ho riferito, senza chiedere ad altri di fare la stessa cosa".
Lei è per la pacificazione?
"Non dico pacificazione, dico quantomeno memoria condivisa".
Nel 1946, prima che lei nascesse, ci fu l'amnistia ai fascisti. Firmata da Togliatti. Oggi, dopo 81 anni dalla Liberazione e 80 dall'amnistia, sembra che non sia ancora possibile la riconciliazione. È così?
"La cosa che mi sembra più strana è che più gli anni passano e più le distanze si allargano".
La Costituzione è antifascista?
"La Costituzione è sicuramente figlia della caduta del fascismo e della nascita della Repubblica. I padri costituenti decisero con la XII disposizione transitoria, (l'unica nella quale appare la parola fascismo), che ci volessero 5 anni, non uno di meno ma nemmeno uno di più, affinché persino i capi del fascismo potessero riacquistare i diritti che la Costituzione sanciva per tutti. L'allora capo dei comunisti, Palmiro Togliatti, trattò un accordo col capo degli ex fascisti e tra i fondatori della Repubblica sociale, Pino Romualdi (che ancora non avevano formato un partito), promettendo loro l'amnistia in cambio di un voto favorevole alla Repubblica nel referendum".
Dall'amnistia doveva nascere la pacificazione?
"Tutto lo lasciava presupporre. La volontà di superamento degli odi era insita nella Costituzione. Questo invece non si è mai realizzato. Non importa se per colpa degli uni o degli altri: negli ultimi decenni sicuramente per colpa di gran parte della sinistra".
Qualcuno fu messo dietro la lavagna?
"Chiunque ami la libertà, la democrazia, i diritti inviolabili scritti nella prima parte della Carta costituzionale, non può essere messo dietro la lavagna come i cattivi. L'importante è che ami e difenda quei diritti. Anzi, io dico di più: deve essere pronto a difendere anche con la vita, la libertà, la democrazia e la Costituzione".
Lei è pronto?
"Sì, pronto a difenderle anche con la mia vita".
Nella guerra civile che insanguinò l'Italia ci furono morti di serie A e morti di serie B?
"La storia è sempre fatta di morti di serie A e morti di serie B. Chi vince decide. Ma io dico che il cordoglio per tutti i morti è non solo doveroso ma anche necessario. Ricordo una bellissima canzone di De Gregori, Il cuoco di Salò, che a un certo punto dice così: Qui si fa l'Italia e si muore, dalla parte sbagliata si muore".
Lei quindi distingue tra partigiani e combattenti di Salò?
"Da una parte c'è chi lottava per far cadere il fascismo, questo è chiaro. E noi missini, al celebre congresso di Fiuggi, quando nacque Alleanza Nazionale, facemmo i conti con la Storia e demmo i meriti dovuti ai partigiani che lottarono per la libertà".
A tutti?
"Certo. Poi osservammo anche che c'erano dei partigiani che non volevano la libertà ma volevano che l'Italia entrasse nell'orbita del comunismo sovietico. Dico molto chiaramente, forse più di quanto lo abbia esplicitato in passato, che è giusto rendere omaggio sia ai partigiani che volevano veramente libertà e democrazia, sia a quelli che volevano la caduta del fascismo ma con una prospettiva di totalitarismo comunista. Io rendo omaggio anche a loro perché hanno comunque dato la vita per un'ideale".
Il filosofo Giovanni Gentile è un morto di serie B?
"So che è stato un filosofo di serie A, uno dei massimi filosofi della storia d'Italia, e che fu assassinato senza una specifica ragione dai partigiani come peraltro avviene sempre dall'una e dall'altra parte in una guerra civile".
La Resistenza è stato un fenomeno a guida comunista?
"Più che guida direi che la parte comunista era la parte più organizzata. È stata la parte più forte, più numerosa. L'obiettivo era comune con i partigiani bianchi, cioè i cattolici, i liberali e anche i monarchici: aiutare gli alleati, dimostrare che l'Italia si era ribellata al fascismo. Certo, alcune scelte cruciali le fecero i comunisti".
Per esempio?
"Quella di uccidere in quel modo Mussolini e di ciò che avvenne in piazzale Loreto".
Se i comunisti avessero vinto le elezioni del 1948 addio libertà?
"Avremmo avuto nella migliore delle ipotesi qualcosa di simile alla Jugoslavia di Tito. Nella peggiore delle ipotesi all'Ungheria, alla Bulgaria o alla Cecoslovacchia".
Almirante, riferito al fascismo, diceva: né rinnegare né restaurare. Lei che dice?
"In verità, prima di Almirante lo diceva De Marsanich".
Cosa intendeva dire?
"Mi pare molto chiaro. Chi costituì il Msi non aveva alcuna intenzione di restaurare la dittatura fascista ma non voleva rinnegare l'adesione che aveva dato durante il Ventennio".
Che cos'è l'antifascismo oggi: una ideologia anti-Meloni?
"L'antifascismo oggi è diventato soprattutto uno degli strumenti contro un governo di centrodestra, usato in tutti i modi per contrastare il governo Meloni.
Però mi sembra che si siano accorti anche loro che non è l'arma vincente. Ora percorrono strade ancora più subdole: infangare le persone, sminuirne il ruolo e i meriti. Usare la menzogna. L'antifascismo di maniera è, secondo me, un'arma spuntata".