Orlando gela le imprese: taglio delle tasse impossibile. Però conferma il reddito M5s

Il ministro affossa l’idea di ridurre il cuneo fiscale: "Non ci sono i soldi". L’assegno statale? "Senza sarebbe disastro sociale".

Orlando gela le imprese: taglio delle tasse impossibile. Però conferma il reddito M5s

Il ministro del Lavoro Andrea Orlando gela Confindustria e chiude la porta alla richiesta delle imprese di un piano di 16 miliardi di euro per un massiccio taglio del costo del lavoro.

La beffa è doppia. Nello stesso intervento il ministro blinda anche bonus e reddito di cittadinanza. Da Vicenza, a margine del festival CittaImpresa, il ministro imprime all'esecutivo Draghi la virata a sinistra, lanciando il suo «manifesto politico», tutto tasse, sussidi e bonus.

«Le condizioni finanziarie per una riduzione massiccia del cuneo fiscale non ci sono. Penso che sarebbe utile e interessante ragionare su un patto pluriennale, che veda un legame tra lotta all'evasione fiscale contributiva e una progressiva diminuzione del cuneo. Penso che abbassare di 10 punti il cuneo fiscale in una sola botta sia abbastanza improponibile» chiarisce Orlando.

Ecco, puntuale, arriva la risposta alle richieste di Carlo Bonomi, numero uno di Confindustria, che aveva avanzato una proposta sul taglio del cuneo di 16 miliardi e che prevedeva fino a 1.223 euro di vantaggio, strutturale, per i lavoratori con un reddito di 35mila euro. Orlando dice no. E mette in sicurezza bonus e reddito di cittadinanza. Si consuma così l'ennesimo scontro a distanza tra il titolare del Lavoro e Confindustria. «Senza il reddito di cittadinanza questo Paese durante la pandemia avrebbe avuto un disastro di carattere sociale. Dare la colpa al reddito di cittadinanza significa negare un dato sulla mancanza di reperimento della manodopera. E significa negare il fatto che stiamo registrando per la prima volta l'impatto della curva demografica sul mercato del lavoro. Il reddito di cittadinanza può essere migliorato e sta già migliorando perché nelle prossime settimane entreranno in funzione le norme che prevedono il decalage dopo la seconda rinuncia a un posto di lavoro» spiega Orlando.

Il ministro non dà segni di cedimento sul bonus di 200 euro, altra misura contestata da Confindustria: «Con il 12-13% di lavoro povero serve tutto, non si può buttare nulla. Se la finanza pubblica lo consente, è importante che venga dato. Tuttavia proprio alla luce di questa situazione anche che chi può rinnovi i contratti. Il tema dei rinnovi del contratto c'è noi stiamo ragionando su come aiutare le imprese. Il tema di come si aiutano i sindacati a rinnovare i contratti non mi sembra una sfida, ma l'apertura ad un ragionamento sociale» chiarisce il ministro dem.

Il terzo anello, dopo bonus e reddito di cittadinanza, del «manifesto Orlando» è il salario minino. E il ministro da Vicenza rilancia la battaglia: «Sul salario minimo ho fatto una proposta che è nota alle parti sociali e rispetto alla quale si prende a riferimento il trattamento economico complessivo determinato dai contratti maggiormente rappresentativi dei diversi settori. È una proposta che valorizza la contrattazione, non la svuota ma se non è questa la strada troviamone un'altra. Avere una situazione in cui la contrattazione non funziona o, quando funziona, non ha sufficiente efficacia e non riguarda un numero di lavoratori abbastanza ampio da determinare dinamiche di ripresa salariale, è una condizione di tempesta perfetta».

Infine per Orlando senza salari alti i giovani scappano: «In un mercato integrato come quello europeo, i giovani vanno dove i salari sono più alti. E l'Italia, numeri alla mano, ha i salari più bassi d'Europa». Tre punti che Confindustria già respinge al mittente.

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