"Sono molto ottimista, un accordo con l'Iran è a portata di mano. Sono molto più ragionevoli. Ricordatevi, sono stati conquistati". E tuttavia, "le forze americane dispiegate vicino all'Iran rimarranno nell'area finché non sarà raggiunto un "vero accordo". A chiarirlo è Donald Trump, mentre il cessate il fuoco tra Washington e Teheran rimane fragile, con Israele che bombarda il Libano e gli Usa che contestano alcune delle richieste avanzate dalla Repubblica islamica per porre fine alla guerra. Il presidente avverte che "tutte le navi, gli aerei e il personale militare statunitense, con munizioni, armamenti e qualsiasi altra cosa appropriata e necessaria per la persecuzione e la distruzione letale di un nemico già sostanzialmente indebolito, rimarranno schierate vicino all'Iran fino a quando un vero accordo non sarà raggiunto e non sarà pienamente rispettato". E "se per qualsiasi motivo ciò non dovesse accadere, cosa altamente improbabile, allora inizieranno gli scontri a fuoco, più grandi e più intensi di quanto si sia mai visto prima". "L'accordo è stato raggiunto molto tempo fa e, nonostante tutta la falsa retorica contraria, non ci saranno armi nucleari, lo Stretto di Hormuz sarà aperto e sicuro", prosegue il tycoon in un post su Truth, guardando già oltre: "Il nostro grande esercito si sta preparando e riposando, in attesa, di fatto, della prossima conquista. L'America è tornata".
Intanto, Trump ha chiesto al premier israeliano Benjamin Netanyahu di ridurre l'intensità degli attacchi in Libano al fine di contribuire a garantire il successo dei negoziati, secondo quanto riferisce un funzionario dell'amministrazione ad Nbc, e lo Stato ebraico ha accettato di "essere un partner collaborativo". La Repubblica islamica ha acconsentito a riaprire la cruciale rotta marittima di Hormuz per la durata della tregua di due settimane, ma ha precisato che ne manterrà il "dominio". Nel documento contenente le sue richieste, ha inoltre insistito affinché Washington accetti il suo programma di arricchimento dell'uranio. Una questione, quest'ultima, che secondo Trump verrà "gestita" nell'ambito di un eventuale accordo complessivo. Nella giornata di ieri l'ambasciatore di Teheran in Pakistan, Reza Amiri Moghadam, ha fatto sapere che la delegazione iraniana avrebbe raggiunto in serata Islamabad per i colloqui in programma domani con gli Usa, questo "nonostante lo scetticismo dell'opinione pubblica iraniana dovuto alle ripetute violazioni del cessate il fuoco da parte del regime israeliano per sabotare l'iniziativa diplomatica". Il post su X tuttavia è risultato in seguito cancellato, scatenando un giallo sulle motivazioni.
A guidare la delegazione americana sarà invece il vicepresidente JD Vance, accompagnato dagli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner. Si tratta della missione più impegnativa della carriera politica di Vance, e un banco di prova per la sua strategia che privilegia la diplomazia come via per raggiungere un accordo. L'appuntamento nella capitale pakistana rappresenta l'incontro di più alto livello tra Stati Uniti e Iran dalla Rivoluzione Islamica del 1979, e avviene mentre i negoziati sono ad un punto di svolta cruciale che potrebbe portare alla ripresa e all'escalation della guerra qualora il dialogo ad alto rischio dovesse fallire. Vance rappresenta quella parte del mondo Maga che non vuole un altro conflitto, e durante l'operazione Eric Fury è rimasto per lo più nell'ombra.
Guidare il negoziato di Islamabad è l'occasione per diventare il volto che ha portato alla sua conclusione mettendo a segno un doppio risultato, ossia sanare la frattura nell'elettorato in vista del voto di Midterm di novembre, e avere una carta che potrebbe rivelarsi fondamentale per la corsa alla Casa Bianca nel 2028.