"Da ottobre si può riaprire, con cautela non torneremo indietro"

Il membro del Cts: mi aspetto un picco di vaccinazioni. Tempi maturi, è la strada verso una vera normalità

"Da ottobre si può iniziare. E usando gradualità non torneremo più indietro"

«I tre quarti della popolazione vaccinabile ora sono immunizzati. E nei prossimi giorni mi aspetto di rivedere code negli hub. Se le mie previsioni sono corrette, da ottobre potremmo riaprire di più». Per Fabio Ciciliano, membro del Cts, dirigente medico della Polizia di Stato, l'autunno va guardato all'insegna dell'ottimismo.

Quindi l'estensione del green pass è l'arma vincente?

«Mi aspetto un picco di vaccinazioni e i no vax hanno le armi spuntate: gli danno contro il numero ridotto dei ricoveri, delle terapie intensive e la percentuale di decessi».

Ma negli ospedali i sanitari devono ancora sopportare l'incubo del virus.

«Nei reparti sono quasi tutti non vaccinati e spero siano sempre meno, perché sottraggono posti letto a chi soffre di altre patologie. Del resto, i pazienti rientrano nelle fasce ancora refrattarie al vaccino».

Se l'Italia sta così bene, perché non pensare ad aumentare la capienza di cinema e teatri?

«Entro il 30 settembre il Cts esprimerà un parere sulle misure di distanziamento e la capienza per le attività ricreative ma anche per gli eventi sportivi. E i tempi potrebbero essere maturi».

E si andrà alla capienza del 100%?

«No, ci sarà una gradualità. Si andrà in progressione fino al riempimento definitivo, ma poi non torneremo più indietro».

Ma se gli spettatori hanno il green pass e la mascherina non si potrebbero accelerare i tempi?

«Ci vuole cautela: si tratta di ambienti chiusi e di una popolazione non stabile, sono estranei che respirano affiancati per ore».

Però nelle chiese non c'è più il limite di capienza. E si cantano i cori...

«È vero, ma è stato risolto il problema della volumetria e sono state fissate procedure di sicurezza per i cantori, inoltre si possono tenere le porte aperte».

Perché questa scadenza del 30 settembre?

«Dobbiamo prima registrare l'incremento dei contagi dopo le aperture scolastiche e valutarne l'impatto sanitario. Entro due settimane capiremo cosa succederà. Se il sistema regge l'urto di milioni di persone in circolazione, anche sui mezzi pubblici, allora si potrà ripensare alle capienze».

Nelle scuole anche i vaccinati devono fare la quarantena di sette giorni. Non è punitivo?

«No, i compagni di classe sono contatti stretti e purtroppo la percentuale di vaccinati non è così alta da poter eliminare la quarantena: dobbiamo raggiungere almeno l'85%».

Quindi vedremo ancora la didattica a distanza?

«No, se le regioni adotteranno strategie univoche a situazioni epidemiologiche simili. In passato, di fronte a focolai analoghi, alcune regioni hanno chiuso le classi, in altre interi istituti, in altre ancora tutte le scuole del territorio».

Questo il ministro Bianchi lo ha escluso.

«Anche l'Azzolina l'aveva escluso».

Ma ora c'è Draghi premier...

«Neanche lui può cambiare il titolo quinto della Costituzione sull'autonomia regionale».

Siamo alla terza dose per gli anziani e immunodepressi. E i bambini?

«Bisognerà vaccinare dai 5 ai 12 anni appena sarà possibile. Sarà inevitabile in un Paese dove c'è un contatto serrato tra nipoti e nonni. E poi anche tra i più piccoli ci sono stati 28 decessi».

L'obbligatorietà vaccinale è ancora uno spauracchio che aleggia sugli italiani?

«Credo che il green pass sia sufficiente. Ma se i numeri dei non vaccinati non si riducono o aumentano i contagi a dismisura sarebbe l'inevitabile strumento per archiviare il Covid».

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