Padoan mette le mani avanti sul voto: nessuna speculazione se prevale il No

Il ministro: non siamo al 2011, i nostri fondamentali sono migliorati

Padoan mette le mani avanti sul voto: nessuna speculazione se prevale il No

Roma Contrordine. Se vince il No non succederà niente sui mercati. È di pochi giorni fa l'intervista al Corsera del ministro Pier Carlo Padoan sui rischi delle prossime consultazioni elettorali in Europa e sui benefici del referendum in Italia. Ieri l'inversione a U. «Mi sembra uno scenario da escludere», ha detto il responsabile dell'Economia a SkyTg24 rispondendo ad una domanda su possibili attacchi speculativi in caso di vittoria del No.

I mercati finanziaria attendono il voto «con un minimo di apprensione», perché vogliono che l'Italia continui a fare le riforme, ha spiegato il ministro. Ma non ci sarà una replica del 2011. «Credo proprio di no perché da allora i fondamentali dell'economia italiana sono molto migliorati, l'economia cresce, c'è più occupazione, il debito pubblico è sotto controllo, come la finanza pubblica, e anche il sistema bancario, che sta uscendo da una fase difficile, si sta rafforzando».

Nessuna ripercussioni nemmeno sulla legge di Bilancio. «Nessuna sorpresa». Le misure contenute nella legge non saranno modificate e il provvedimento arriverà intatto al traguardo alla fine dell'anno.

Risposte che hanno una valenza tutta politica, anche perché il ministro dell'Economia è stato indicato più volte come un possibile sostituto di Matteo Renzi in un esecutivo tecnico o di transizione. Padoan non si sbilancia su un possibile incarico. «Io ho accettato il compito che mi è stato chiesto con grande senso di onore, dipenderà dal nuovo governo, se ce ne sarà uno, ma io non credo, decidere la sua composizione. Se vince il No, cosa che io non credo, spetterà al presidente della Repubblica decidere quali sono i passi successivi». Non è un rifiuto. E cozza con le dichiarazioni recenti del premier Matteo Renzi che ha escluso un governi di transizione.

Valutazione, quella del premier, che non fa i conti con una serie di circostanze. Ad esempio quella della necessità di un premier vicino all'Europa, in modo da garantire il credito necessario a fare passare questa manovra, che non rispetta gli accordi con l'Ue e, soprattutto, la prossima, che costringerà il governo a trovare 20 miliardi di euro solo per disinnescare le clausole di salvaguardia e quindi evitare una stangata su Iva e accise.

Padoan respinge le tesi dell'Economist, il settimanale britannico che ieri ha di fatto un endorsement per il No al referendum confermativo del 4 dicembre e contro il governo Renzi. «Sono in totale disaccordo» con l'Economist. «Al Paese serve un governo politico che faccia le riforme». Padoan ha parlato anche di banche. I casi di «mala gestio in cui gli amministratori devono essere perseguiti e questo non è un problema di vigilanza, ma di disciplina penale e amministrativa».

Per quanto riguarda Monte dei Paschi ha assicurato che il piano di «funziona e abbiamo fiducia» nella sua attuazione. Quanto a una eventuale partecipazione del Tesoro «a valuteremo e

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