Il Papa scuote la politica: "Cercare unità davanti alla crisi"

Nell'intervista concessa al Tg5, papa Francesco richiama la politica all'unità. Per Bergoglio non c'è più spazio per i personalismi

Il Papa scuote la politica: "Cercare unità davanti alla crisi"

La politica, mentre il mondo è costretto ad affrontare la pandemia da Covid-19, non può che tendere all'unità. Il pensiero di papa Francesco è chiaro. Nell'intervista andata in onda poche ore fa sul Tg5, quella che Jorge Mario Bergoglio ha rilasciato al giornalista de ilGiornale Fabio Marchese Ragona, il Santo Padre ha dato delle indicazioni all'umanità e disegnato ancora una volta la sua idea di futuro. L'avvenire passa per necessità anche dalle scelte di chi amministra la cosa pubblica, e il vescovo di Roma ha lanciato un appello affinché non ci si divida in nome di interessi nazionalistici e personali.

Jorge Mario Bergoglio ha esposto il suo pensiero, facendo pure una premessa: "La lotta politica - ha detto Francesco - è una cosa nobile, perchè è una delle attività più nobili della persona. I partiti sono strumenti, ma quello che vale è l'intenzione di far crescere il Paese. Se i politici però sottolineano l'interesse personale rovinano il Paese". Il messaggio è chiaro: i personalismi non possono e non devono prevalere sul bene comune, che resta il vero orizzonte cui la politica dovrebbe guardare.

In una fase come quella che stiamo vivendo, la politica è chiamata ad una scelta: l'opzione è tra l'interesse comunitario e quello personalistico. Il Papa lo ha ribadito, riferendosi soprattutto a chi gestisce i processi degli enti statali: "...la classe dirigenziale e politica non ha diritto di dire "io" ma "noi", e cercare una unità davanti alla crisi". Non c'è spazio, in specie per via di quello che sta accadendo dalla comparsa del Sars-Cov2 sul globo terrestre in poi, per gli individualismi fini a se stessi.

Attenzione, poi, ad un altro richiamo dell'ex arcivescovo di Buenos Aires, che pare destinato soprattutto a coloro che, partecipando alla attività politica in maniera attiva, si definiscono cristiani: "Un politico che in questo momento, un cristiano, un cattolico, che non ha la capacità di dire noi, invece di io, non è all'altezza della situazione. Deve prevalere il noi. Il bene comune è di tutti. L'unità è superiore al conflitto". Non c'è possibilità di alimentare scrontri, dunque, in specie per chi si dice cristiano-cattolico. Del resto, il pontificato di Bergoglio è quello del "dialogo", oltre che quello della "misericordia". Il monito del pontefice argentino non è tuttavia destinato soltanto a coloro che ricoprono incarichi politico-amministrativi, ma a chiunque svolga ruoli apicali nella società contemporanea: "Lo dico a tutti i dirigenti, siano essi pastorali, politici e imprenditoriali di cancellare la parola io e dire la parola noi".

L'intervista concessa al Tg5 è stata per il Santo Padre anche l'occasione di ribadire la sua concezione bioetica: Bergoglio ha di nuovo - era già avvenuto nel recente passato - paragonato le pratiche abortive all'affitto di un sicario. Più in generale, il pontefice, primo gesuita della storia a sedere sul soglio di Pietro, si è scagliato contro quella che aveva già avuto modo di chiamare "cultura dello scarto": "Scartare gli ammalati o accelerare la morte quando è terminale. Scartare i migranti: sulla nostra coscienza pesa la gente che è affogata nel Mediterraneo. In questa cultura dello scarto ci vuole una cultura dell'accoglienza: invece di scartare accogliere. Questa - ha fatto presente Francesco - è la strada per salvarci, la vicinanza, la fratellanza, il fare tutto insieme". Anche accogliere i migranti, quindi, costituirebbe un antidoto nei confronti dello "scartare", che sarebbe invece tipico dell'aborto, dell'eutanasia, oltre che del mancato rispetto del dovere di accogliere.

Francesco è intervenuto su molti aspetti, riscuotendo peraltro un plauso collettivo da parte di molti esponenti politici italiani.

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