Il Papa sugli immigrati: atto di guerra respingerli

Duro monito di Bergoglio contro chi rimanda indietro i profughi. Ma Salvini lo attacca: «Altro che crimine invece è un dovere». E il governo resta a guardare

L'emergenza immigrati è sempre più pressante e, al di là dei botta e risposta della politica, bisogna prima di tutto fare i conti con i numeri. Nei primi sette mesi dell'anno, rende noto l'Alto commissariato delle Nazioni unite, hanno attraversato il Mar Mediterraneo oltre 225mila disperati per cercare rifugio in Europa. Circa la metà è sbarcata sulle isole greche, mentre in Italia, secondo i dati del ministero dell'Interno, gli arrivi da gennaio a giugno hanno superato quota 60mila. Nelle strutture temporanee del nostro Paese sono ospitati circa 78mila migranti, la maggior parte dei quali in Sicilia, Lazio e Lombardia. Le strade per affrontare questa emergenza sono molteplici, ma per ora il governo continua con la sua politica delle porte aperte, incurante della situazione che si sta creando e dei disagi e dei danni ai cittadini che il fenomeno provoca.

Di fronte a questa epocale migrazione di massa, non manca mai la parola di Papa Francesco, il quale continua a sostenere che bisogna accogliere tutti. «Respingere in mare gli immigrati è un atto di guerra», ha detto ieri il Pontefice rivolgendosi ai ragazzi del Movimento eucaristico giovanile. Volgendo lo sguardo al dramma che si sta consumando in Asia, dove le persone in fuga dal Myanmar non trovano rifugio né ospitalità, Francesco ha usato parole forti: «Pensiamo a quei nostri fratelli Rohingya che sono stati cacciati da un paese, poi da un altro e poi da un altro ancora e vanno sul mare. Quando arrivano in un porto o in una spiaggia, danno loro un po' d'acqua e un po' di cibo e li ricacciano via, sul mare. Questo è un conflitto non risolto: è guerra, si chiama violenza omicida. Se ti uccido è finito il conflitto, ma non è questo il cammino». Secondo il Papa, «quando identità diverse vivono insieme, ci saranno sempre conflitti, ma soltanto con il rispetto dell'identità dell'altro si possono risolvere. Le tensioni si risolvono nel dialogo».

Che sia giusto aiutare chi ne ha bisogno, nessuno lo mette in dubbio, ma ci sono maniere diverse per farlo, magari senza aumentare l'insicurezza e le tensioni sociali già abbastanza accentuate nel nostro Paese, che ha ancora tanta strada da fare prima di superare la crisi. D'altronde il Papa fa il suo mestiere e sarebbe impensabile che potesse dire qualcosa di diverso. Ma l'emergenza immigrazione è un tema caldo, tanto che nella percezione degli italiani sta assumendo i contorni di una priorità. Ne sa qualcosa il leader della Lega Matteo Salvini, molto sensibile sulla questione, che continua a parlare di allarme ignorato e che non risparmia qualche frecciata al Pontefice. «Respingere i clandestini è un crimine? No, un dovere. Sbaglio?», ha scritto ieri polemicamente sulla sua pagina Facebook. Non è la prima volta che il segretario leghista critica il Papa sull'immigrazione. Poco più di un mese fa, Francesco aveva affrontato di nuovo il tema immigrazione in piazza San Pietro e aveva invitato «a chiedere perdono per le persone e le istituzioni che chiudono le porte a questa gente che cerca vita, una famiglia, che cerca di essere custodita». Anche in quell'occasione la replica di Salvini fu immediata: «Quanti rifugiati ci sono in Vaticano? Il problema è che i rifugiati sono un quarto di quelli che sbarcano. Noi non abbiamo bisogno di essere perdonati».

di Riccardo Pelliccetti

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