Parolin: intervento preventivo Preti, vescovi e associazioni temono il carcere per le omelie

Il segretario di Stato ha approvato la nota: "Nessuna ingerenza". Don Rizzolo, direttore di Famiglia cristiana: "La forza del Vangelo va al di là delle leggi"

Parolin: intervento preventivo Preti, vescovi e associazioni temono il carcere per le omelie

Un intervento «preventivo» prima che sia troppo tardi ed essere accusati di «colpevole silenzio» ma nessuna «ingerenza» da parte della Chiesa, «lo Stato è laico, ha ragione Draghi, non vogliamo bloccare il ddl Zan, chiediamo solo che ci siano delle modifiche, la nostra preoccupazione riguarda problemi interpretativi». Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato di Papa Francesco, chiude ogni polemica e spiega le motivazioni che hanno spinto il Vaticano a consegnare al Governo italiano una nota verbale in cui si chiede per via diplomatica di rivedere il disegno di legge contro l'omotransfobia allo studio in Commissione Giustizia al Senato. Intervistato da Vatican News, il porporato di ritorno da un viaggio in Messico conferma di aver approvato il testo trasmesso dall'Ambasciata d'Italia presso la Santa Sede alla Farnesina e, come del resto ha già ribadito in passato anche Papa Francesco, sottolinea la sovranità del Parlamento, spiegando che «ci siamo limitati a richiamare il testo delle disposizioni principali dell'Accordo con lo Stato italiano, che potrebbero essere intaccate». Nello specifico Parolin fa riferimento alla libertà di espressione, ad esempio, dei preti, dei cattolici, ma in generale di ogni singolo cittadino: all'art. 4 del ddl Zan si dice infatti che «sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni () purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti». «Il concetto di discriminazione resta di contenuto troppo vago», spiega il Segretario di Stato vaticano, «un testo con contenuti vaghi e incerti finirebbe per spostare al momento giudiziario la definizione di ciò che è reato e ciò che non lo è. Senza però dare al giudice i parametri necessari per distinguere. Si corre il rischio di mettere insieme le condotte più diverse e rendere pertanto punibile ogni possibile distinzione tra uomo e donna, con conseguenze che possono rivelarsi paradossali». In effetti, nei mesi scorsi, dopo i vari tentativi della Conferenza Episcopale Italiana e del cardinale Gualtiero Bassetti di convincere il governo ad apportare modifiche al testo del ddl, non erano mancate in Vaticano, anche alle porte della Segreteria di Stato, le pressioni di sacerdoti, vescovi ed esponenti di varie organizzazioni cattoliche terrorizzati di finire in tribunale nel caso di affermazioni pubbliche contrarie alle unioni omosessuali, alle adozioni gay o all'utero in affitto, che potrebbero esser considerate, in base all'attuale testo della legge Zan, «discriminatorie». Un grido d'allarme che arriva però anche dal «basso», dalle singole parrocchie dove ogni domenica i parroci salgono sul pulpito per tenere le loro omelie dinanzi ai fedeli: avevano fatto scalpore, ad esempio, quasi un anno fa, le parole di don Lillo D'Ugo, teologo, parroco di Belmonte Mezzagno, nel palermitano, che durante una messa aveva tuonato contro il «bavaglio» che il ddl imporrebbe a chi vuol manifestare liberamente il proprio pensiero: «Se passa questa legge, con questa predica rischio la denuncia, la Bibbia stessa andrebbe denunciata, perché dice "maschio e femmina li creò", aveva aggiunto con un filo di polemica. «Il rischio di aver problemi (legali, ndr) è già stato sottolineato da diversi esperti, anche giuristi cattolici e non cattolici», commenta a Il Giornale don Antonio Rizzolo, direttore di Famiglia Cristiana, il settimanale delle parrocchie italiane, «potrebbero esserci rischi sulla libertà di opinione e di pensiero, ma posso dire con certezza che la forza del Vangelo va al di là delle leggi di uno Stato; è la parresia, il parlare con franchezza che ci salva, a prescindere da una legge illiberale, come rischia di diventare il ddl Zan. È chiaro che le minoranze lgbt non devono e non possono essere oggetto di odio e discriminazioni».

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