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La partita politica della Chiesa. Così può influenzare le mosse degli Usa

Temi fortemente divisivi come l'aborto e i diritti lgbtq+ continuano infatti a influenzare in modo determinante gli orientamenti elettorali, spesso più delle indicazioni provenienti dalle gerarchie ecclesiastiche

La partita politica della Chiesa. Così può influenzare le mosse degli Usa
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La visita a Roma del segretario di Stato Marco Rubio si colloca in una fase in cui le relazioni tra Santa Sede e Stati Uniti mostrano una crescente e non episodica rilevanza sul piano politico-diplomatico. Al di là delle frizioni di natura personale e lasciando in secondo piano, almeno per il momento, la questione delle nomine episcopali, si registra un dibattito interpretativo attorno ad alcune dichiarazioni del Pontefice, tra cui l'invito rivolto ai fedeli a entrare in contatto con i membri del Congresso, che è stato letto in alcuni ambienti politici e mediatici statunitensi anche in chiave non esclusivamente etica, ma all'interno di più ampie letture del rapporto tra Chiesa e Stato. In questo contesto è da notare che il cattolicesimo negli Stati Uniti, pur mantenendo un peso numerico significativo, appare politicamente frammentato. Temi fortemente divisivi come l'aborto e i diritti lgbtq+ continuano infatti a influenzare in modo determinante gli orientamenti elettorali, spesso più delle indicazioni provenienti dalle gerarchie ecclesiastiche, rendendo poco probabili effetti elettorali diretti e immediatamente misurabili. L'assenza di un impatto elettorale diretto non implica tuttavia una marginalità del ruolo pubblico delle posizioni ecclesiastiche, che continuano a inserirsi nel dibattito politico statunitense come elemento del dibattito politico e culturale. Questa dinamica assume una dimensione più ampia se osservata sul piano internazionale. La Santa Sede mantiene infatti un ruolo di rilievo in diversi contesti, in particolare in America Latina. In tale quadro, dossier come quello cubano rappresentano ambiti in cui si confrontano approcci differenti: da un lato strategie statunitensi generalmente orientate alla ridefinizione rapida degli equilibri politici, dall'altro una tradizione diplomatica vaticana maggiormente incline alla gradualità e alla mediazione.

Ne deriva una complessità aggiuntiva nel contesto della politica estera statunitense, in cui l'azione della Santa Sede può contribuire a incidere sulle valutazioni e sulle priorità della diplomazia statunitense, soprattutto nella modulazione dei costi politici e diplomatici delle decisioni, più che sui loro esiti immediati.

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