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Il partito resta debole e le divisioni continuano. Senza un leader di peso Farage prepara la festa

Le regole del labour impongono che per lanciare una sfida al leader si debba avere il supporto di almeno il 20% dei parlamentari

Il partito resta debole e le divisioni continuano. Senza un leader di peso Farage prepara la festa
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Equilibrio instabile: le attese dimissioni di Wes Streeting da ministro della Sanità, rassegnate ieri nel primo pomeriggio, hanno confermato la situazione di debolezza di tutti i potenziali successori di Starmer alla carica di guida del partito e, conseguentemente, del governo britannico. Nessuno di loro ha lasciato i blocchi di partenza lanciando pubblicamente la sfida per la leadership. Tutti si guardano, tutti rimangono in attesa.

Le regole del labour impongono che per lanciare una sfida al leader si debba avere il supporto di almeno il 20% dei parlamentari, che nell'attuale legislatura si traduce in 80 membri in aggiunta al promotore della sfida. E al momento nessuno sembra avere i numeri, nonostante oltre 90 membri del parlamento abbiano finora chiesto a Starmer di lasciare. Ci sono 4 potenziali candidati alla successione, ciascuno diversamente debole in questa competizione che tutti sanno deve accadere ma nessuno vuole cominciare per paura di bruciarsi: Wes Streeting, entrato in parlamento con Starmer nel 2015, uno dei comunicatori più efficaci della squadra di governo, è esponente dell'ala blariana (centrista) del labour, non particolarmente popolare con la base del partito. Angela Reyner, paladina della sinistra interna, ex vice primo ministro e ministro per la casa, si dimise nel 2025 proprio per aver pagato meno tasse su una sua proprietà immobiliare (scandalo chiusosi ieri con il pagamento di 40mila sterline al fisco inglese). Ed Miliband, attuale ministro dell'energia e vicino alla sinistra moderata del labour, già leader del partito nel 2010, perse le elezioni politiche del 2015 contro David Cameron e sa di minestra riscaldata. Andy Burnham, sindaco di Manchester, sempre sconfitto nelle corse per la guida del partito nel 2010 e '15, contro Corbyn, è il più popolare tra gli attuali politici labouristi, proprio perché non siede in parlamento. È a lui che Streeting si riferisce nella lettera di dimissioni, quando parla della necessità di avere i migliori candidati possibili. L'elezione suppletiva di cui Burnham abbisogna per entrare in parlamento è stata servita ieri dal suicidio politico di Josh Simon, parlamentare 32enne di una circoscrizione vicino a Manchester. Burnham ha bisogno del via libera della direzione del partito per poter correre, cosa che gli è già stata negata mesi fa in un'altra suppletiva. Ora, vista la debolezza di Starmer, otterrà l'approvazione ma il risultato è tutt'altro che scontato: i verdi e Reform hanno già promesso battaglia, con Farage che nelle ultime amministrative ha lì ottenuto 24 dei 25 seggi consiliari contestati. L'elezione avverrà non prima della fine di giugno, e l'eventuale sfida al premier potrà essere lanciata solo dopo, allungando i tempi.

Qualsiasi sia lo scenario la sfida interna al partito indebolirà politicamente il labour e il successore di Starmer rischia di bruciarsi nella corsa alle politiche del 2027. Un motivo in più per non fare la prima mossa.

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