Non è soddisfatto, l'ambasciatore della Repubblica Islamica dell'Iran, Mohammad Hossein Mokhtari, delle dichiarazioni di Papa Leone sulla guerra in Iran. "Un'aggressione, quella di Usa e Israele, che viola il diritto internazionale", dice il diplomatico incontrando un gruppo ristretto di giornalisti. "Era mio compito morale scrivere una lettera al Papa - sottolinea Mokhtari - Purtroppo ancora non ho ricevuto risposta. Ho ringraziato il Papa per i suoi appelli sulla pace, ma sono dichiarazioni generiche, il nostro popolo si aspettava una condanna più chiara, almeno per il bombardamento della scuola di Minab, dove sono stati uccisi 180 bambini. L'opinione dei capi religiosi iraniani è che il Vaticano dovrebbe prendere decisione e condannare l'aggressione". Proprio ieri un video, diffuso anche dal New York Times, mostra un missile da crociera Tomahawk colpire una base navale accanto alla scuola nella città di Minab, avvalorando la tesi della mano americano sulla strage.
L'occasione dell'incontro è la presentazione del volume Mary and Christmas - In the Supreme Leader's Statements, sull'ayatollah Khamenei. "Un libro che vorrei consegnare al Papa", annuncia l'ambasciatore, riferendo di aver chiesto un incontro al segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, "per spiegargli la posizione dell'Iran". L'Iran è disponibile a un negoziato con l'intermediazione del Vaticano? "Non posso essere io a chiederlo - risponde il diplomatico - se parte da loro, ben venga. Ma deve essere il Vaticano a proporlo". In merito alle ragioni dell'attacco Usa e israeliano, Mokhtari dice: "L'obiettivo è cambiare il regime. Ma con quale mandato di diritto internazionale hanno aggredito l'Iran? Il nostro Paese si sta solo difendendo. Vinceremo, continueremo a difenderci finché Usa e Israele non si pentiranno. L'Iran non è il Venezuela, non è l'Iraq, non è l'Afghanistan, ha una storia di 7mila anni e tutti hanno capito che non possono cancellare il Paese in 24 ore".
Il ruolo dei leader religiosi, per l'ambasciatore, può avere un peso determinante: "I capi di governo sono per la guerra, diffondono odio e hanno fatto in modo che i diritti umani non siano più efficaci. I capi religiosi devono unirsi per promuovere la pace". E a proposito della nuova guida suprema, Mojtaba Khamenei, figlio di Khamenei, commenta: "La gente è contenta, l'elezione della nuova guida suprema unisce il popolo, anima i combattenti". Infine, parlando dell'allargamento del conflitto ai Paesi vicini, l'ambasciatore risponde che "i bombardamenti ci sono stati nelle basi americane dei Paesi da dove partivano i missili". E le basi Usa in Italia? C'è rischio di un attacco? "Il governo italiano non permette che dal suo territorio partano attacchi verso l'Iran. Spero che non ci sia una guerra né in Italia né in nessun Paese del mondo. Ma se un Paese viene aggredito è compito del suo popolo difendersi".
A sera la risposta del Segretario di stato: "La Santa Sede parla con tutti e quando c'è bisogno parla anche con gli americani, con gli israeliani e fa presente loro quelle che secondo noi sono le soluzioni di questa immane tragedia che si sta consumando e che rischia di allargarsi sempre di più invece di contenersi".
Intanto proprio ieri, nel sud del Libano, è rimasto ucciso sotto le bombe padre Pierre El Raii, parroco di Qlayaa.
C'era stato un primo attacco che aveva colpito una casa della sua zona; il religioso era andato a soccorrere un parrocchiano ferito. In un successivo attacco, sullo stesso luogo dove erano arrivati i soccorsi, anche il sacerdote è rimasto ferito, "ma non ce l'ha fatta", è morto prima di arrivare in ospedale.