Passione e buona volontà, così è ripartito l'asilo

A Caravaggio la "casa lei Melograni"» è attiva da giugno: "La follia? La maestre vestite da alieni"

Domani (forse) riaprono le scuole. Per mio figlio Almerigo tre anni e mezzo e i suoi compagni di classe non è una grande novità. Il loro asilo ha ripreso a funzionare, prima come centro estivo e poi come scuola materna, sin dal 22 giugno. Non stralunate gli occhi. Mia moglie, Almerigo ed io non abitiamo né in Svezia, né in Germania. Quando è nato lui ci siamo semplicemente trasferiti da Roma a Caravaggio, un paesino della bergamasca, quaranta chilometri a est di Milano. Qui il Covid ha picchiato duro. Dai primi di marzo a fine aprile le campane suonavano a morto da mattina a sera. Eppure il 19 giugno Barbara Mascaretti, 48 anni, titolare della Casa dei Girasoli, l'asilo di mio figlio, ha chiamato noi genitori e ci ha detto «Io sono pronta! Ci vogliamo provare?».

Oggi se le chiedi un'opinione su polemiche, paure e discussioni che accompagnano l'indispensabile riapertura ti guarda sbigottita. «È assurdo - dice - qui il Covid è stato una bomba, ma io già a fine aprile pensavo a come riaprire. Molte attività erano ripartite e i genitori avevano bisogno di noi. Così appena arrivato il via libera del governo per riaprire sotto forma di centro estivo mi sono messa al lavoro. Ho dovuto rivoluzionare gli spazi interni, creare gruppi di bimbi più piccoli e chiamare qualche educatrice in più, ma in tre settimane ho allestito tutto e il 22 giugno eravamo in pista». Così mentre governo e ministero dell'istruzione dilapidavano centinaia di milioni per i banchi a rotelle e discettavano di mascherine in classe e di bambini inscatolati nel plexigas alla Casa dei Melograni di Caravaggio si rincominciava ad educare e giocare.

E tre mesi dopo si continua a farlo senza il minimo problema. «I bambini mi sembrano quasi più sani di prima. Dal 22 giugno a oggi - racconta Barbara - ho contato un'influenza e una malattia esantematica. Certo se al primo starnuto o al primo colpo di tosse pensi al Covid non ripartirai mai i bambini il raffreddore lo pigliano ad agosto come a dicembre». Ma a far veramente infuriare Barbara sono le immagini delle maestre travestite da extra-terrestre. «Quella è veramente una follia. Dopo mesi di chiusura l'unica cosa che i bimbi ricordano è il volto della loro insegnante. Se gli nascondi quello e gli fai ritrovare un marziano il rientro diventa veramente un trauma. Anche perché camicioni e guanti sono il vero pericolo. Se un bambino ti starnutisce sulla maglietta o sulle mani ti cambi o ti lavi con acqua, sapone e disinfettante. Camici e guanti invece te li tieni tutto il giorno seminando il virus nelle classi». Insomma ripartire si può, basta volerlo. E se ci riescono a Caravaggio e in una bergamasca dove il Covid è costato migliaia di vite non si capisce perchè non si possa farlo in zone dove la pandemia è rimasta, per fortuna, un fantasma. Ripartiamo e scopriremo che «tutto andrà bene». Qui lo ripetevano nei momenti più neri. Riapriamo le scuole senza ansia e ci accorgeremo che può valere per tutto il paese.

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