"È un pasticcio". "No, risolve i problemi". I tifosi dell'Europa si combattono sulla riforma

Il presidente della Commissione Ue Jucnker l'ultimo a schierarsi: «È cosa buona»

"È un pasticcio". "No, risolve i problemi". I tifosi dell'Europa si combattono sulla riforma

La riforma costituzionale Renzi-Boschi spacca in due anche il fronte, molto trasversale, degli europeisti più convinti. Se il presidente della Commissione Ue, il lussemburghese Jean Claude Junker, si augura che vinca il Sì («È una cosa buona che Renzi aggredisca i problemi dell'architettura istituzionale»), l'ex commissario europeo ed ex premier super-europeista Mario Monti, da sempre allineato con Bruxelles, è invece decisamente schierato per il No: «La riforma è un salto nel buio dagli effetti imprevedibili, e la governabilità è già garantita dall'attuale Costituzione», è la bocciatura senza appello del professor Monti. Mentre la sua ex ministra Elsa Fornero è stata più dubitativa: «Sono orientata al Sì, ma ci penserò ancora». Un altro ex commissario Ue e anche lui ex premier europeista doc, Romano Prodi, è molto combattuto. Prodi non si è pronunciato, si dice che sul merito penda per il No, soprattutto per il pasticcio del nuovo Senato, ma l'ex leader dell'Ulivo teme la vittoria dei populisti in caso di bocciatura e quindi non fa outing su cosa voterà. E una seconda diaspora è in atto nel sottoinsieme degli europeisti prodiani: il fratello Paolo Prodi ha annunciato che voterà No, mentre Silvia Prodi, nipote di Romano e consigliera regionale Pd in Emilia Romagna, fa addirittura parte dei comitati per il No. Dall'altro lato i prodiani storici come Arturo Parisi e Sandra Zampa sono per il Sì. A favore della riforma renziana è anche Emma Bonino, altra grande europeista, leader dei Radicali già nominata commissaria europea nel '95.

Schieratissimo invece contro la riforma costituzionale di Renzi è Massimo D'Alema, ex premier, fondatore di Italianieuropei nonché presidente della Foundation of European Progressive Studies (Feps), un think tank della sinistra europeista con sede proprio a Bruxelles. Sulla battaglia alla riforma renziana D'Alema ha finito per scontrarsi proprio coi socialisti europei. Il vicesegretario del Pse, Giacomo Filibeck, si è inalberato: «D'Alema può parlare solo a titolo personale perché la Feps si è espressa a favore del Sì alla riunione di tutto l'ufficio di presidenza del Pse». Ma si può essere europeisti e antirenziani col medesimo ardore.

Sentimenti che condivide, però con grande discrezione, anche l'ex premier Enrico Letta, fatto fuori in malomodo da Renzi (e Napolitano). Eppure Letta, che dopo essersi elegantemente dimesso da parlamentare insegna a SciencesPo a Parigi, ha annunciato che voterà Sì («il bicameralismo è un problema delle istituzioni, il fatto che, pur con una riforma perfettibile, si sia riusciti a cambiarlo è positivo»).

Europeisti per il No è il fronte, da sinistra, dove militano il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky (e tutto il gruppo di Libertà e Giustizia), l'europarlamentare Barbara Spinelli figlia di uno dei padri dell'Unione Europea, Altero Spinelli, e altri professori dalla cattedre pesanti. Giuliano Amato, altro ex premier grande fautore della Ue, non può esporsi, perché giudice della Consulta che tra l'altro dovrà vagliare l'Italicum, ma in privato propende per il Sì. Pure lui ex premier europeista, Lamberto Dini, è invece per il No. «Avremo governi più stabili? Ma a che prezzo? Indebolendo gravemente il nostro sistema democratico - ha battibeccato in un duello tv col sindaco renziano Gori - Questa riforma andava approvate da un'Assemblea Costituente, non a colpi di maggioranza». Un altro primato del referendum: spaccati gli italiani, divisi persino gli europeisti.

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