Il Pd è autolesionista: chiede più Europa e punta tutto sull'immigrazione sbagliata

I dem: «Macché barconi, il problema sono gli italiani che vanno all'estero»

Il Pd è autolesionista: chiede più Europa e punta tutto sull'immigrazione sbagliata

Roma Il Pd vuole andare in Europa senza parlare alla pancia degli italiani. L'obiettivo quindi non è ripudiare l'Europa dei tecnocrati ma spiegare all'elettorato perché il nostro Paese non può andare lontano senza l'aiuto della Ue. E soprattutto fermare il fenomeno dell'immigrazione. Non quella verso l'Italia. Si tratta - come ha spiegato lo scienziato Roberto Battiston durante la presentazione della «lista aperta» con la quale Zingaretti e Siamo europei (di Calenda) fanno squadra - di quella dei nostri giovani che emigrano per avere migliori opportunità. «Ogni anno 300mila persone lasciano l'Italia - spiega l'ex presidente dell'Agenzia spaziale italiana giubilato dal governo giallo-verde e ora in corsa per un posto a Strasburgo sotto i vessilli della lista zingarettiana -. Noi ci concentriamo su qualche barcone che arriva sulle nostre coste e non ci accorgiamo che il nostro Paese si sta dissanguando. E per fermare tutto questo l'Europa è indispensabile». Insomma un «prima gli italiani» rovesciato. Ed è lo stesso Calenda, uomo forte di questa squadra, a ribadire il concetto. «A Salvini che fa sfoggio di nazionalismo - dice - ribatto che l'Italia viene prima, certo, ma l'Italia seria, quella che lavora e produce». Insomma la sinistra rinuncia a parlare alla pancia degli italiani ma anche a usare il refrain dell'assistenzialismo a tutti i costi. Però è anche un centrosinistra, come spiega lo stesso Calenda, che indossa i guantoni e non risparmia colpi per quella che lo stesso Zingaretti ha definito la più importante consultazione popolare per Strasburgo da sempre. Calenda avverte che bisogna ribattere colpo su colpo ogni iniziativa del governo e fa anche un esempio pratico per dire che ormai non si scherza più. «Dobbiamo levarci di dosso la sintesi degli sconfitti e marcarli a uomo su ogni singola iniziativa: vogliono i soldi per il decreto Salva-Roma? Facessero dimettere prima la Raggi altrimenti non lo votiamo».

Insomma il Pd e i suoi alleati cercano in tutti i modi di segnare tutta la distanza che li separa da Salvini e dal suo sodale pentastellato. Ed è così che tra i nomi più «pesanti» delle liste per il 26 maggio spiccano quelli dell'ex procuratore nazionale antimafia Franco Roberti («le mafie sono fenomeni transnazionali e ci vuole più Europa per combatterle») e l'ormai celebre medico di Lampedusa Pietro Bartolo. «L'Italia è un grande Paese - commenta il medico - e non è certo quello rappresentato da chi ci governa, gente cattiva di cui mi vergogno».

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